un sito di notizie, fatto dai commentatori

Un videogioco per imparare ad affrontare l’Apocalisse

0 commenti

Può un videogioco dare strumenti e fornire spunti per affrontare la minaccia peggiore che un mondo potrebbe affrontare? No, non stiamo parlando dell’attuale presidenza Trump, ma dell’Apocalisse. Esatto, la più classica delle minacce bibliche.

Ce ne parla ExMachina, in un articolo dal titolo “Affrontare l’Apocalisse con Outer Wilds

(N.d.M.: Attenzione se siete fra quelli che ci tengono: nell’articolo sono presenti spoiler del videogioco, ma sono ben segnalati e quindi evitabili)

Outer Wilds non è solo uno dei migliori videogiochi mai progettati, ma è anche un videogioco che inquadra perfettamente uno dei problemi più pressanti del nostro tempo: come si affronta l’Apocalisse ?

Eppure negli ultimi anni c’è un tarlo che mi perseguita, un retropensiero costante che alle volte mi tortura di nascosto, alle volte si limita a infastidirmi e altre volte invece si palesa improvvisamente terrorizzandomi: e se il mio compito di genitore, invece di cercare di garantirgli il meglio possibile ora e in futuro, fosse quello di prepararli all’Apocalisse?

Che un gioco possa risultare utile per un compito del genere, sembra una di quelle sparate iperboliche che servono più per attirare l’attenzione che non per altro. Ma forse si tratta solo di cambiare prospettiva sul problema.

Un gioco è proprio quello che ci vuole, in fondo. L’Apocalisse è sempre stata una questione di “game design”. Nel linguaggio comune tendiamo spesso a equiparare l’apocalisse alla “fine del mondo”, ma in realtà non si tratta di termini equivalenti. L’Apocalisse è un modo specifico di inquadrare la fine, legandola a una “rivelazione” in modo da renderla non tanto più comprensibile, ma digeribile, agibile, operabile, in un certo senso utile.

L’articolo continua introducendo Outer Wilds, un gioco che ha molto a che vedere con l’apocalisse, sia per  i suoi temi ( gli spoiler sono segnalati… tranquilli ) e sia per  le sue scelte di design. Un design che riesce a essere comunicativo come raramente riesce a succedere

OW è un gioco di esplorazione spaziale, nel senso più letterale possibile. Sei un tenero abitante di un sistema stellare alieno, con quattro occhi, la pelle violacea e tanta voglia di viaggiare per conoscere gli altri pianeti limitrofi. Quello sul quale ci troviamo è Cuore Legnoso, un posto accogliente, dove le persone conoscono i sani valori di una volta, come un buon marshmallow arrostito intorno al fuoco, un banjo e una fisarmonica suonate a dovere. Questi piaceri sono coniugati perfettamente con il desiderio di conoscere, di andare oltre, costruendo astronavi “fatte in casa”(prodotti di bricolage che sembrano usciti fuori dai desideri di Giovanni Muciaccia), portando la propria musica in giro per lo spazio.

In fondo il messaggio non sarà particolarmente originale: un elogio della semplicità e della capacità della coscienza di esistere . Però è proprio l’efficacia e la forza che Outer Wilds riesce a imprimere a questo messaggio, grazie al suo stile e al suo essere un gioco, che lo rende un prodotto unico nel panorama mediatico .

Come si affronta allora l’Apocalisse? Con coraggio, senza paura. Perché il mondo è pieno di pericoli e di scontri, non esistono viaggi tranquilli e anche la rotta più lineare è fatta di urti e prevede violenti scossoni. Ma questo è il sale della vita, non il suo significato, non è tutto un procedere inesorabile verso la battaglia finale, non c’è nessuno scontro decisivo al quale dobbiamo prepararci, nessun boss finale che deciderà la nostra sorte.

Un grande gioco è un gioco che non solo intrattiene e interessa, ma è anche un gioco di cui se ne può fare un grande “uso” . In barba a tutte le teorie sulla presunta “inutilità” del gioco, Outer Wilds è uno di quegli incontri che potrebbe non significare nulla per la maggior parte delle persone, ma che per qualcuno potrebbe anche decidere delle sorti dell’universo intero


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.