un sito di notizie, fatto dai commentatori

Capanne di fango romane e longobarde

0 commenti

E se questi rozzi barbari che vivevano in capanne di fango e paglia fossero stati i romani?

Il canale di rievocazione storica La Fara, che si occupa in particolare di ricostruzioni del periodo longobardo del VI-VII secolo, propone, in un video della durata di circa 20 minuti, un confronto fra le tipologie abitative dei longobardi e dei romani.

Siamo abituati ad immaginare le soluzioni edilizie ed abitative dell’antichità e del basso medioevo come diametralmente opposte; stereotipicamente ci immaginiamo l’antichità caratterizzata dall’utilizzo di edifici in marmo quando in realtà la grande maggioranza delle abitazioni sarà sempre costruita con materiali come argilla, legno e paglia, ovvero gli stessi materiali che verranno utilizzati nel basso medioevo, seppur con tecniche edilizia leggermente differenti.

Questo, infatti, è il cuore del tema: le strutture in materiali deperibili – fango, legno, paglia – erano diffusissime in entrambe le epoche. Non perché fossero “primitive”, ma perché erano funzionali, economiche, adatte al clima e alle risorse locali. L’autore mostra come l’archeologia degli ultimi decenni abbia rivoluzionato la nostra comprensione di queste abitazioni: scavi, analisi stratigrafiche e studi comparativi hanno rivelato tecniche costruttive complesse, tramandate nel tempo e tutt’altro che improvvisate.

Il video insiste su un punto cruciale: la qualità di una civiltà non si misura dai materiali delle sue case, ma dalla capacità di adattarsi all’ambiente e di sviluppare soluzioni efficaci. Così, le case in terra cruda dei Romani non erano segno di povertà, ma di intelligenza costruttiva; allo stesso modo, le abitazioni longobarde non erano “tuguri”, bensì strutture ben progettate, spesso integrate con elementi lignei e tecniche raffinate.

Ci sono stati dei casi di indagine archeologica che hanno dimostrato che edifici che portavano con loro mosaici, quindi il simbolo della romanità mediterranea e anche intonaci ricchi e ricercati paragonabili a quelli ad esempio di Pompei, utilizzavano in realtà come struttura delle pareti proprio materiali in edilizia, i materiali deperibili, cioè appunto argilla, ramaglie, legna e terra compressa. Sì, perché quello che dobbiamo ricordare è che in realtà l’utilizzo del legno nella civiltà preindustriale è sempre stata una costante fondamentale e così anche l’utilizzo delle risorse locali.

Fuzz, l’autore, invita quindi a superare gli stereotipi: l’immagine di una Roma tutta marmo e monumentalità è una semplificazione, così come quella dei Longobardi “barbari” incapaci di costruire. La storia materiale, quando la si osserva senza pregiudizi, racconta una continuità sorprendente tra epoca romana e altomedievale, fatta di saperi tecnici che si trasmettono, si adattano e si trasformano.


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.