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Bhookii Giugno 2026

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A Giugno parliamo di letture performative, cioè l’arte di leggere per sembrare.

Quei libri che non si leggono per il piacere di leggerli – o meglio, se è il caso lo si scopre solo dopo – ma per poter dire di averli letti, o che li si possiede.

Cominciamo con quello che per me è il libro performativo per antonomasia: À la recherche du temps perdu di Marcel Proust. Opera che fa categoria a sé, perché stiamo parlando di sette volumi scritti in 14 anni, più volte rifiutato dagli editori, di cui tutti conoscono la storia della madéleine e che il protagonista “sono andato a letto presto” (chicca per i cinefili) ma che quasi nessuno ha veramente letto. Io ci ho provato, e ho fatto fatica a portare a termine il primo volume – nonostante mi sia letto con vivo interesse tutto Arcipelago Gulag, che se la gioca come lunghezza.

Un po’ più corto – e più accattivante perché più contemporaneo – c’è Infinte Jest di David Foster Wallace. Sicuramente più accessibile, anche se ai periodi infiniti di Proust qui subentrano le note a piè di pagina – che possono a loro volta avere note e sottonote – che vanno rigorosamente lette perché sono parte integrante e cruciale della narrazione. Lo sto leggendo, ma confesso che per mesi l’ho lasciato al 30% con il terrore di tornare a infilarmi in quel mondo assurdo fatto di droghe sintetiche, tennisti ipercompetitivi, anni chiamati coi nomi di sponsor commerciali e servizi segreti canadesi e USA che si contendono il controllo di una discarica.

Un altro titolo da segnalare è l’Ulysses di Joyce – di cui consiglio, se proprio ci si vuole cimentare, la lettura in lingua originale. Un romanzo-fiume (senza il quae Italo Svevo non esisterebbe nei manuali di letteratura) che rovescia il canone epico della tradizione: racconta infatti non il destino di un eroe ma la giornata comune di un uomo moderno nelle sue peregrinazioni quotidiane, raccontato attraverso 18 episodi che ricalcano l’Odissea e sperimentano ogni tecnica narrativa immaginabile – monologo interiore, parodia, dramma, catechismo.

Vogliamo farci mancare qualche titolo italiano? Ovviamente no, per cui concludiamo con Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e con La Storia di Elsa Morante. Del primo è nota la frase “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi“, citata spesso a sproposito fuor di contesto; del secondo si sa a grandi linee la storia (pun intended) e poco più, confondendola forse con altre opere della Morante (io faccio sempre confusione con L’Isola di Arturo).

Sono sicuro di avere lasciato fuori altre opere che rientrano a pieno titolo nella definizione di letture performative, come forse Guerra e Pace (che a me è piaciuto molto) o I Miserabili: quindi voi che cosa suggerireste di aggiungere?

 

 


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