Penso sia anche per questo, in questa ultra digitalizzazione della nostra esistenza, che negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di qualcosa di principalmente ‘fisico’ come un gioco da tavolo. Una delle ultime cose che, almeno parzialmente, ci tiene lontani da uno schermo.
Il mercato dei giochi da tavolo è in forte crescita da anni, e non è un caso, in un’epoca di iperconnessione e (dis)attenzione, il boardgame rappresenta una delle poche attività che richiede presenza fisica e mentale condivisa. In questo articolo, pubblicato su La Tana dei Goblin, si esplora il perché il gioco da tavolo stia diventando qualcosa di più di un semplice hobby. Una riflessione che trova conferma anche nella ricerca accademica: i dottori Gray Atherton e Liam Cross, della School of Psychology dell’Università di Plymouth, hanno pubblicato diversi studi sul ruolo dei giochi da tavolo come strumento di connessione sociale e benessere — con risultati particolarmente significativi per le persone neurodivergenti. Lo studio principale è disponibile sul Journal of Autism and Developmental Disorders.


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