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Seveso – 50 anni

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A 50 anni dal disastro di Seveso, il canale YouTube Lost Structures propone un riepilogo su come si è arrivati all’incidente, quali furono le sue cause, i danni per la popolazione e l’ambiente, e come sono state gestite le bonifiche.

Il Disastro di Seveso è un incidente industriale avvenuto nel 1976 che, per gli effetti sull’ambiente e sulla popolazione, è ritenuto il peggior disastro industriale italiano, mentre il periodico Time lo inserisce all’ottavo posto per gravità su scala mondiale.

L’incidente fu causato dal rilascio in atmosfera di diossina, un composto chimico altamente tossico e cancerogeno che si generò durante la notte fra il venerdì ed il sabato del 10 luglio 1976 nella sede dell’industria ICMESA, sita nel comune di Meda, durante una fase della produzione del triclorofenolo, composto necessario alla produzione di diserbanti, fungicidi e battericidi.

Il ritardo da parte della dirigenza nel comunicare alle autorità la fuoriuscita della diossina, e la minimizzazione della pericolosità del composto disperso causarono una maggiore esposizione al contaminante della popolazione, oltre che degli animali domestici e di allevamento.

Il territorio più colpito dalla contaminazione fu quello del comune di Seveso, posto direttamente a sud della fabbrica ed interessato dalla deposizione dei residui trasportati dal vento, che durante l’incidente soffiava appunto verso sud.

Diverse centinaia di persone furono colpite da cloracne, una eruzione cutanea causata dall’esposizione ad idrocarburi alogenati tossici che spesso lascia cicatrici sulle zone colpite, mentre le reazioni più gravi alla contaminazione da diossina comportano lo sviluppo di patologie tumorali, aborti spontanei e malformazioni nei feti.

La popolazione delle zone colpite fu pienamente informata di quanto accaduto solo otto giorni dopo il fatto, e solo il 24 luglio 1976 venne dato l’ordine di evacuazione dei residenti delle zone più colpite (zona A, suddivisa in 7 sottozone). Fra il 26 luglio ed il 2 agosto vennero evacuati 736 cittadini dei comuni di Seveso e Meda, la maggior parte dei quali potè rientrare nelle proprie abitazioni fra ottobre e dicembre del 1977.

Le operazioni di bonifica furono particolarmente complesse, in quanto la diossina non ha un antagonista chimico che possa neutralizzarla, e può essere distrutta solo se esposta a temperature superiori agli 850° C, quindi fu necessario asportare circa 80 cm di terreno dalle zone più colpite, per interrarlo in apposite discariche, e si dovettero abbattere alcuni edifici, fra i quali anche la sede stessa dell’impianto industriale della ICMESA.

Sulla ex zona A, ora bonificata, è stato realizzato il Parco Naturale Bosco delle Querce.


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