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Vite alternative al Carbonio sono possibili?

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Giacomo Moro Mauretto, sul suo canale Entropy for Life, cerca di rispondere a una domanda semplice ma complicatissima: e se gli alieni fossero fatti di Silicio?

Sappiamo che la vita sulla Terra è basata sul carbonio ma, come notò Carl Sagan (inventore del termine “sciovinismo del carbonio”), questo non significa necessariamente che non possano esistere forme di vita basate su altri elementi. Moro Mauretto ricorda le ragioni che rendono il carbonio così versatile: è un elemento molto abbondante (il quarto elemento più abbondante nell’universo), con atomi relativamente piccoli che si collegano molto bene con altri atomi di carbonio, permettendo quindi di creare molecole lunghe e complesse, con due tipi diversi di legami interatomici (semplici e doppi, quindi con pezzi più rigidi e altri più flessibili). La possibilità di avere tanti tipi diversi di molecole è fondamentale per conservare informazione (per esempio tramite il DNA).

Esistono altri elementi simili? Il silicio, in teoria, si comporta in maniera analoga, ma le catene di atomi di silicio tendono ad essere più fragili, e a spezzarsi dopo una sequenza di sette nuclei. Un’altra differenza cruciale riguarda le interazioni con l’ossigeno, il terzo elemento più presente nell’universo: mentre con esso il carbonio forma legami solidi ma reversibili (che permettono, per esempio, di “bruciare” senza problemi lo zucchero per ottenere energia), il silicio forma composti molto più resistenti (tipo il quarzo, che è letteralmente composto di biossido di silicio). Altri elementi che possono teoricamente formare catene molecolari, tipo il germanio o l’azoto, presentano problemi simili. In teoria catene molecolari alternate (basate, per esempio, su azoto e boro, o su fosforo e azoto), sono più stabili, ma si basano su elementi meno abbondanti, e sono più suscettibili a trasformarsi in presenza di ossigeno. Quindi insomma, effettivamente il carbonio è speciale, e possiamo continuare a essere sciovinisti.

A seconda della definizione di “vita”, però, la risposta potrebbe cambiare. La NASA definisce la vita come un “sistema chimico autosufficiente che può evolvere darwinianamente”: quindi, se creassimo dei robot autoreplicanti che ottengono energia da soli, potremmo definirli delle forma di vita basate sul silicio del chip, che operano “a secco” senza dipendere dall’acqua liquida (e quindi senza avere il problema delle interazioni con l’ossigeno).


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