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Bedin 1, la sorpresa dietro l’ammasso stellare

Bedin 1, la sorpresa dietro l’ammasso stellare

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Un articolo di Scienza in Rete ripercorre la storia, recente, della scoperta di Bedin 1, un’antica galassia nana la cui straordinarietà sarebbe legata a un’insolita omogeneità nella composizione chimica delle stelle che ne fanno parte. La clamorosa scoperta è stata effettuata da un gruppo di astronomi dell’INAF di Padova guidato da Luigi Bedin – al quale si deve il nome del piccolo sistema stellare.

L’intenzione di Bedin e collaboratori era quella di condurre un dettagliato studio delle nane bianche di NGC 6752, un ammasso globulare distante circa 13 mila anni luce in direzione della costellazione del Pavone, il terzo per luminosità dell’intero cielo. Poiché le nane bianche sono le stelle più vecchie di un ammasso, lo studio dettagliato delle loro caratteristiche avrebbe permesso di determinare l’età dell’ammasso. Per effettuare la loro analisi, gli astronomi potevano contare sulle immagini raccolte tra i 7 e il 18 settembre dello scorso anno dal Wide Field Channel della Advanced Camera for Surveys, la fantastica apparecchiatura di ripresa del telescopio spaziale Hubble, in grado di mostrare oggetti fino alla trentesima magnitudine. Tra quelle immagini, però, si nascondeva una gradita sorpresa. Proprio ai margini del campo di ripresa di Hubble, infatti, i ricercatori hanno individuato un gruppo di stelle estremamente deboli che non potevano certo appartenere all’ammasso. L’accurato studio fotometrico degli astri ha permesso a Bedin e collaboratori di ottenere non solo una stima della loro distanza, ma anche una valutazione della loro metallicità, cioè della loro composizione. Lo studio con l’annuncio della fortuita scoperta e l’analisi delle caratteristiche della galassia è stato pubblicato a metà gennaio su MNRAS Letters.

 

 


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