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Carriere separate, ecco il vademecum anti-fake

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Un articolo del giornale garantista “Il Dubbio” parla della riforma della giustizia su cui si andrà a votare il 22 marzo, rispondendo a molte delle obiezioni mosse da chi è contrario. Secondo l’articolo, la riforma non intacca l’indipendenza della magistratura, né pone il pubblico ministero sotto il controllo politico del governo. Più in generale, i poteri dei PM non cambieranno, e questa figura non diventerà né più forte né più debole di prima. Nemmeno i due Consigli Superiori della Magistratura previsti dalla riforma (per PM e per giudici), nonostante il cambiamento nella selezione dei suoi membri, saranno effettivamente controllati dalla politica. Infine, l’articolo sottolinea le fallacie di associazione promosse da alcuni opponenti alla riforma, come il riferimento a Licio Gelli (i cui piani prevedevano molte altre cose, oltre alla separazione delle carriere della magistratura), o quelli a Giuliano Vassalli, Falcone, e Borsellino (di cui comunque si sottolinea che non fossero contrari all’idea in sé).

L’Italia è “l’unica che ha capito”?

No, l’Italia è l’unica che è rimasta ferma. Tutte le democrazie accusatorie mature hanno carriere separate. Noi siamo l’eccezione e non in senso lusinghiero.

Questa riforma è un passo verso l’autoritarismo?

No, è una riforma liberale classica. È la divisione reale dei poteri. È l’uscita definitiva dal modello teocratico del PM parte + giudice morale. Se questa è dittatura, lo sono anche gli Stati Uniti, la Germania, la Spagna, il Portogallo, il Regno Unito.

 

[N.d.M.: Sotto l’articolo linkato, ve ne sono altri sullo stesso argomento pubblicati il 15 marzo.]


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