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Per i settant’anni di De Gregori

Per i settant’anni di De Gregori

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Francesco De Gregori compie settant’anni, come ricorda RaiNews 24. L’importanza del cantautore nella storia della musica italiana può essere riassunta attingendo ad alcune delle sue opere. Possiamo partire da Rimmel, l’album che Patrizio Ruviglioni saluta come una rivoluzione su Rolling Stone Italia.

Perché Rimmel è, sì, una canzone d’amore storica, ma anche e soprattutto un cruciverba ermetico poco tradizionale, fatto di dettagli – le labbra, le foto, il “collo di pelliccia” – e immagini sfocate, che ricostruiscono un addio gelido e affascinante tutto da immaginare. Fra la “dolce Venere di Rimmel” di ora e la macabra “conta dei denti” di Souvenir, un pezzo sostanzialmente sullo stesso argomento datato 1974, c’è la svolta di una penna che ha trovato la formula giusta e sta ridefinendo l’estetica per la musica italiana. Il resto lo fanno le mode e il Settantasette all’orizzonte: la wave dei cantautori, dei Venditti e dei Lucio Dalla, parte anche da qui, da questo giro d’accordi che finirà anche in Boys Don’t Cry dei Cure, e dopo quarantacinque anni le “tue labbra” da spedire “a un indirizzo nuovo” sono sempre sul punto di essere inviate, scolpite nella nostra identità condivisa.

La complicata vicenda artistica e umana di De Gregori si scontrerà poi con la dura contestazione e i nuovi esperimenti tentati in album come Buffalo Bill, che Sergio De Gasperis ha inserito tra le pietre miliari di Ondarock.


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