Una lunga intervista al giuslavorista Pietro Ichino, che spazia da questioni interne al PD «Ero liberal-democratico anche quando ero un deputato del Partito Comunista», alla riforma del Jobs Act: «Non c’era bisogno della sfera di cristallo: bastava guardare ciò che accadeva in Paesi che erano avanti rispetto a noi di due o tre decenni, senza il paraocchi del provincialismo della nostra vecchia sinistra, per la quale “in Italia è diverso, quelle cose non si possono fare”», fino ad arrivare alle possibilità di crescita in Italia «In Italia gli investimenti diretti esteri sono pari a meno dell’uno per cento del Pil, la media europea è attorno al 4,5%».
Secondo un’analisi compiuta da Marco Faraci di recenti sondaggi sulla scomposizione delle intenzioni di voto per fasce di età ed occupazione, l’attuale partito di maggioranza relativa rappresenta principalmente quelle fasce del paese che hanno conseguito una certa stabilità economica.
Le vicende delle primarie in Liguria hanno scatenato una serie di articoli su un metodo già altre volte criticato, all’interno del Partito Democratico.
Nell’ultimo periodo (anche se ora con l’annuncio di Napolitano sulle sue dimissioni si sono chetati) i giornali hanno spesso ventilato la possibilità di una scissione interna del PD.
Tre articoli scritti prima del consiglio comunale sul pandagate analizzano la situazione politica della Capitale. Tutti e tre arrivano alla stessa conclusione: Marino ha dei grossi limiti, ma il PD romano è peggio e soprattutto gli si sta rivoltando contro il peggio della città.
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