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Xi Jinping, il potere assoluto e la «sindrome di Putin» in Cina

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Sul sito de Il Corriere di oggi, Danilo Taino si sofferma sulle analogie sempre più evidenti tra la Russia putiniana e la Cina del futuro preconizzata dall’ultimo Congresso del Partito Comunista Cinese.

Xi Jinping si è circondato di una pletora di yes-men che rafforzano il suo potere assoluto, un rischio per economia e società (si veda la politica Zero-Covid), rischio che è già stato punito dai mercati con massicce vendite di titoli cinesi.

Russia e Cina non sono la stessa cosa. La seconda è una potenza economica e la prima non lo è. Ma non solo per questo. Il regime putiniano ha ormai praticamente tutti i tratti del fascismo tradizionale: repressione dura del dissenso, controllo del sistema giudiziario, negazione della libertà di espressione, galere piene, culto della morte, esaltazione di un passato glorioso, desiderio di guerra e di conquista, crimini contro i popoli. Un fascismo vecchio. Solo ridicolmente camuffato tramite elezioni nelle quali vince sempre Putin. La Cina di Xi è ben più moderna. Elezioni per il leader nemmeno da pensare, repressione preventiva e post di ogni critica al Partito, censura attraverso l’intelligenza artificiale, riconoscimento facciale per il controllo degli individui, credito sociale per guidare la vita dei cinesi, opacità assoluta del potere, Stato di diritto inesistente, dirigismo economico del Partito in possente crescita. Due regimi diversi ma uniti dal dispotismo e dall’intenzione di scardinare le democrazie – che essi ritengono in declino definitivo – per portare il mondo verso il loro modello politico, fondato tra l’altro sui muscoli, sulla legge del più forte

L’analogia tra le situazioni di Ucraina e Taiwan si è già riflessa nelle imprese, con multinazionali quali Amazon, Apple e Microsoft che rivedono al ribasso politiche di produzione in Cina, una china già seguita dai soci di diverse Camere del Commercio nazionali in Europa e America.

A questo si accompagna però la miopia di diverse formazioni politiche di destra e sinistra, che continuano a promuovere le relazioni con tali paesi ignorando come una “sindrome di Putin” abbia già attecchito anche in Cina.


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