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Le origini delle cartoline

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Un articolo di Globus, con molte immagini, dal titolo La cartolina illustrata negli archivi della Società Geografica Italiana, ci racconta delle origini delle cartoline. Si tratta di un’invenzione dell’Ottocento, nata in Austria-Ungheria con l’idea di offrire un mezzo di comunicazione rapido ed economico. All’inizio le cartoline avevano un intero lato destinato all’indirizzo, mentre il messaggio doveva essere scritto sull’altro. Presto i privati cominciarono a vendere cartoline, che sul lato riservato al messaggio, conteneva delle immagini: il mittente doveva scriverci sopra, o nelle zone che rimanevano libere. Guardate con sospetto per la mancanza di privacy, e disprezzate dall’aristocrazia come volgari, le cartoline diventarono però un importante strumento della socialità borghese, e diffusero simboli e immagini legati a luoghi ed eventi.

Il successo della cartolina risiede anche nella sua capacità unica di offrire una rappresentazione capillare del territorio. Pur accurate, le grandi campagne fotografiche istituzionali non hanno mai restituito una tale varietà di scorci: piazze, monumenti, chiese, porti, viadotti e stazioni ferroviarie vengono immortalati, creando un archivio diffuso di memoria visiva. La cartolina non si limita a documentare: interpreta, idealizza, tipizza. Come per i “tipi” umani – contadinella, gondoliere, montanaro – si selezionano “siti” simbolici che rappresentano intere città: la Torre di Pisa diventa Pisa, la Tour Eiffel Parigi, il Colosseo Roma. I collage “Saluti da…”, nati in Germania come Gruss aus, anticipano l’idea di reportage fotografico e rafforzano l’identità visiva. Oggi, collezioni come quelle della Società Geografica Italiana, composte da numerosi fondi per un totale di oltre centomila cartoline, ci offrono un patrimonio straordinario che testimonia l’Italia e il mondo lungo tutto il corso del Novecento.

Le collezioni della Società Geografica Italiana, con oltre centomila cartoline, testimoniano oggi un secolo di storia italiana e mondiale, restituendo non solo come erano i luoghi, ma come venivano immaginati e rappresentati. Nell’era digitale, la cartolina appare un oggetto lento, quasi nostalgico, ma proprio per questo acquista un nuovo valore: richiede una scelta consapevole dell’immagine, poche parole pensate, un gesto deliberato di spedizione. È un atto di attenzione, non di impulso.

Come nella Maurilia di Calvino, le cartoline ci invitano a un esercizio di memoria e consapevolezza: guardare la città che rappresentano, riconoscere quella che esiste oggi e accettare la distanza tra immagine e realtà. Sono un ponte tra ciò che era, ciò che crediamo fosse e ciò che desideriamo ricordare.


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