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Il killer che ha quasi sconfitto la pena di morte.

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ll canale Kina presenta un video, della durata di circa 30 minuti, su come viene gestita la pena di morte in Cina, e di come il caso di Zhao Zhihong, relativo ad un errore giudiziario, ha avuto un’enorme ripercussione nel paese.

Una sequenza di orribili crimini, un accusato apparentemente insospettabile, delle prove convincenti e una confessione, una condanna a morte, poi la riapertura di un caso di una decina di anni prima, una riapertura che insieme ad altri casi costringe l’opinione pubblica e le autorità a confrontarsi con una dura realtà, una realtà fatta anche di confessioni estorte con l’uso della violenza, vere e proprie torture, limitate capacità di difendersi in tribunale, processi tenutisi in tempi brevi ed esecuzioni effettuate dopo poco tempo la condanna, tutto ciò porta all’ammissione di aver commesso un errore da parte delle autorità e alla revisione di una condanna a morte.

A seguito dell’emergere di questo e di altri casi in Cina avverranno diverse riforme, nel 2007 si stabilì che tutte le condanne a morte prima di essere eseguite dovevano essere approvate dal tribunale supremo di Pechino, nel 2011 venne abolita la pena di morte per 11 reati e nel 2015 vennero ridotte le fattispecie di reato per cui era prevista la pena capitale. Si stima, in quanto non esistono dati ufficiali sul numero di condanne a morte in Cina, che ciò abbia portato alla riduzione delle condanne a morte di circa l’80% da circa 10.000/15.000 l’anno nei primi anni del secolo, più di tutto il resto del mondo messo insieme, a circa 2.000/3.000 condanne emanate attualmente.


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