Si dice che nel mondo animale la disabilità non sia tollerata. Del resto lo abbiamo visto in molti documentari: il cucciolo che zoppica può essere lasciato indietro, e nel territorio del predatore ferito finiscono per banchettare i suoi colleghi, con accompagnamento di musica triste e titoli di coda. Certo, gli esempi sono vari, ma ce ne sono anche altri di animali che cooperano nel momento del bisogno.
Oppure, viceversa, per ricevere like facili sui social interviene la narrativa dell’animale “speciale”, che resiste eroicamente e viene trasformato in una mascotte motivazionale con sottofondo di pianoforte e commenti tipo “ha più forza lui di tante persone”.
Un articolo de IlBoLive racconte le vicende di Bruce, pappagallo “disabile” che scombina entrambe le narrazioni.
Bruce è un kea (Nestor notabilis), un pappagallo delle Alpi neozelandesi noto agli studiosi perché gli manca la parte superiore del becco. Nonostante questa menomazione, che per un uccello rappresenta un grave svantaggio soprattutto nei combattimenti, Bruce è diventato l’individuo dominante del proprio gruppo.
L’articolo racconta i risultati di uno studio pubblicato su Current Biology, nato per capire fino a che punto una disabilità possa essere compensata dall’innovazione comportamentale. Gli studiosi hanno osservato per quattro settimane un gruppo di dodici kea ospitati nella Willowbank Wildlife Reserve, in Nuova Zelanda. Dalle 227 interazioni aggressive registrate è emerso che Bruce ha vinto tutti i 36 scontri in cui è stato coinvolto, senza subire alcuna sconfitta.
La sua superiorità non dipendeva dalla forza fisica: era infatti il meno pesante del gruppo e non possedeva il principale “strumento” usato normalmente dai kea per combattere. La sua forza stava invece in una tecnica originale. Mentre i kea di solito utilizzano calci e colpi di becco diretti verso il basso, Bruce ha sviluppato una strategia diversa, usando il becco inferiore come una sorta di lancia e colpendo gli avversari con movimenti rapidi e da angolazioni insolite. Questa tecnica si è rivelata molto efficace e, come il maggiolino di ingegneristica memoria:
Bruce non potrebbe vincere i combattimenti, ma non lo sa e li vince lo stesso.
Bruce era già noto alla comunità scientifica per un’altra capacità di adattamento: in passato era stato osservato mentre usava piccoli sassolini per curare il piumaggio, compensando l’impossibilità di svolgere normalmente questa attività a causa della perdita del becco superiore.
I ricercatori interpretano il suo comportamento come un esempio di innovazione comportamentale: invece di limitarsi a sopravvivere alla propria condizione, Bruce ha sviluppato una soluzione nuova che gli ha permesso di acquisire un vantaggio sociale. Il suo caso mette in discussione l’idea che nei conflitti animali il successo dipenda esclusivamente da caratteristiche fisiche come dimensioni, forza o armamenti naturali.
Oltre a essere dominante, Bruce mostrava anche i livelli più bassi di stress del gruppo. Godeva di numerosi privilegi: arrivava per primo al cibo, poteva occupare più mangiatoie contemporaneamente e riceveva cure dagli altri kea, che gli pulivano perfino l’interno del becco inferiore, dove lui non riusciva a intervenire da solo.
L’articolo conclude sottolineando che il caso di Bruce va interpretato con cautela, poiché vive in cattività, in un ambiente protetto e con cibo sempre disponibile. Non è quindi possibile sapere se in natura avrebbe ottenuto gli stessi risultati. Tuttavia, la sua storia dimostra come, in determinate condizioni sociali ed ecologiche, il comportamento possa modificare profondamente le conseguenze di una disabilità.


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