Un articolo di The New Humanitarian racconta degli sforzi della destra cristiana statunitense per costruire una rete internazionale di attivismo anti-LGBT in Africa.
E’ noto che le organizzazioni fondamentaliste cristiane statunitensi sostengano attivamente le organizzazioni analoghe africane, che combattono per criminalizzare l’omosessualità nei loro paesi. E’ meno noto, però, che queste organizzazioni stiano cominciando a collaborare al di là dei confini confessionali.
Già a partire dal 2013 la “National Coalition for Proper Human Sexual Rights and Family Values” in Ghana ha cominciato a riunire chiese protestanti, la conferenza episcopale cattolica, organizzazioni musulmane e l’assemblea dei capi tradizionali: un tipo di collaborazione che il suo leader ha in seguito definito una “santa Trinità”. Negli anni successivi il modello ghanese si è diffuso: anche la legge approvata in Uganda nel 2023 (che prevede la pena di morte nei casi di “omosessualità aggravata”) venne sostenuta dal consiglio interreligioso del paese.
Questa evoluzione è stata promossa e sostenuta da varie organizzazioni fondamentaliste statunitensi: nel 2022 Family Watch International firmò un memorandum d’intesa con l’Accademia Internazionale di Giurisprudenza Islamica a Gedda, e nelle Conferenze Interparlamentari Africane sulla Famiglia e la Sovranità che ha co-organizzato nel corso degli anni ha invitato ospiti da vari paesi a maggioranza musulmana. L’obiettivo di queste conferenze è l’adozione di una Carta Africana sul tema, da far adottare ai vari paesi del continente: nel frattempo l’ultima sua edizione, tenutasi ad Accra, ha coinciso con l’adozione di una ennesima legge restrittiva in Ghana.
Anche se può sembrare sorprendente che organizzazioni che in Occidente si dichiarano contro l’Islam e contro gli immigrati africani poi sostengano questo tipo di attività, il fatto è che la dicitura dei “valori della famiglia” ha permesso di individuare un terreno comune, teologicamente neutro, con potenziali alleati.
The vehicle for this evolution is the “family values” framework, a phrase that functions as a translation protocol, allowing groups with many incompatible theologies to interoperate politically. It succeeds as a binding agent because it does not require theological agreement. It allows Christianity, Islam, and traditional African religions to each be positioned as vehicles of indigenous cultural defence against secular liberal globalism.


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