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40 anni di Dylan Dog

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Dylan Dog, l’indagatore dell’Incubo festeggia oggi il prestigioso traguardo dei suoi quarant’anni. Era il 26 settembre 1986 quando nelle edicole usciva il primo storico numero, L’Alba dei Morti Viventi.

Nato dalla mente di Tiziano Sclavi, Dylan Dog è l’Indagatore dell’Incubo. Ispirato nei tratti a Rupert Everett, questo ex poliziotto di Scotland Yard vive a Londra, al celebre 7 di Craven Road. Tra mostri, atmosfere horror e l’ironia dell’assistente Groucho, è un’icona immortale del fumetto italiano.

Accolto inizialmente tiepidamente dal pubblico (le vendite iniziali furono basse e la Bonelli stava pensando alla chiusura della serie), tramite un passaparola tra lettori inizio a emergere come fumetto di culto tanto che all’inizio del 1990 il personaggio era ormai un fenomeno di costume inarrestabile. La Bonelli dovette creare due serie di ristampe per fare fronte alla richieste del pubblico.

Tuttavia da anni il fumetto vive una forte crisi di vendite, ben lontana dai fasti dei record anni Novanta. Le copie mensili sono crollate vertiginosamente, riflettendo la crisi generale dell’edicola e del fumetto seriale tradizionale in Italia. Nonostante vari tentativi di rilancio con cicli narrativi a stagioni e curatori diversi, l’Indagatore dell’Incubo fatica a intercettare i giovani lettori, rimanendo un fenomeno nostalgico per il suo zoccolo duro di fan storici.
«Se rimanete chiusi, di notte, nel museo delle cere… se uno zombi bussa con insistenza alla vostra porta… se guardandovi allo specchio scoprite di essere un po’ cambiati: per qualsiasi terrificante o inconcepibile problema rivolgetevi a Dylan Dog, l’Indagatore dell’Incubo». Con queste réclame, nell’estate del 1986, quarant’anni esatti fa, veniva pubblicizzato sugli albi della casa editrice Daim Press (oggi Sergio Bonelli Editore) l’arrivo, nel settembre successivo, di «una nuova, straordinaria collana di albi mensili! Suspense e orrore in storie che vi faranno trattenere il respiro! Storie da non leggere a mezzanotte!».
Filippo Marazzini ci racconta in un articolo dal titolo “Dylan Dog, quarant’anni di incubi per raccontare le paure degli uomini“, la storia del più famoso (o famigerato?) Indagatore dell’Incubo, londinese ma con l’anima italiana.


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