Simone Pieranni fa il punto sui rapporti fra Cina e Iran. Al di là della retorica sull’amicizia millenaria fra due antiche civiltà e sulla solidarietà fra BRICS, si tratta di un legame molto complicato. Le relazioni fra Cina comunista e repubblica islamica cominciarono nel peggiore dei modi: nel 1978 l’allora premier Hua Guofeng (in seguito epurato) fu l’ultimo capo di stato straniero a visitare ufficialmente lo scià, che sarebbe stato rovesciato di lì a poco. Per i rivoltosi, la Cina fece quindi all’inizio parte dei nemici esterni, assieme a USA, URSS e Israele. Le relazioni migliorarono durante la guerra fra Iraq e Iran, quando la Cina fu uno dei principali fornitori d’armi di Teheran (oltre che, però, di Baghdad). In generale, la Cina ha sempre visto i propri rapporti con l’Iran semplicemente come un modo per avere petrolio economico e mettere pressione all’Occidente, e pochissimi degli investimenti promessi negli anni si sono realizzati. Anche durante la Guerra dei 12 Giorni contro Israele e USA, la Cina ha lasciato Teheran da sola, sia per timore di antagonizzare Trump, sia perché incerta sulle chance di sopravvivenza del regime. Durante le proteste di quest’anno, la Cina si è limitata a dichiarazioni di circostanza, e ha lasciato che sui social media i propri abitanti attaccassero gli ayatollah. Se Pechino non ha fornito aiuti militari ai propri alleati persiani, però, ha venduto le telecamere e i sistemi di riconoscimento facciale che stanno aiutando la repressione del regime.

Altri Orienti – Iran e Cina
24 Feb 2026 • 0 commenti

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