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Brexit: 650 modi per lasciarsi (o tornare insieme)

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Dal mese di gennaio a oggi, il parlamento britannico non solo ha bocciato per tre volte la proposta di accordo tra il Regno Unito e l’Unione Europea (il cosiddetto Withdrawal Agreement) ma i deputati non sono nemmeno riusciti a convergere su un piano alternativo di Brexit. Questo perché, molto probabilmente, ognuno dei 650 deputati inglesi ha un’idea differente di Brexit ideale: per essere precisi, molti deputati non vorrebbero proprio lasciarla, l’Unione Europea.
In questa puntata vi raccontiamo perché non c’è stata la Brexit il 29 marzo, cercando di guidarvi nel caos di un sistema politico britannico ormai alla paralisi.

Parliamo inoltre della Nuova Via della Seta cinese e degli sviluppi dei casi Selmayr e Orbán.

Ringraziamo Gabriele Carrer, redattore de “La Verità” e autore della newsletter “Fumo di Londra”, e Giuseppe Gabusi, politologo, docente di economia politica dell’Asia orientale all’Università di Torino e direttore di “Asia Prospect” a Twai – Torino World Affairs Institute.

La nuova puntata del podcast Lo stato dell’Unione si può ascoltare su Spreaker.

Il 4 aprile i paesi membri dell’Alleanza atlantica si riuniranno a Washington per festeggiare i 70 anni dalla firma del Trattato che, nell’Auditorium del ministero degli Esteri americano, diede vita alla Nato.

Qui ci sono i discorsi che furono pronunciati quel giorno, ma il nostro contributo preferito risale a un anno prima, alla Camera dei Comuni britannici, dove l’allora ministro degli Esteri Ernest Bevin spiegò al suo paese l’importanza di un’alleanza militare atlantica. Bevin era un laburista, un leader sindacalista, unico ad aver studiato in famiglia – leggeva i giornali ad alta voce a sua madre (non ha mai saputo chi fosse suo padre) e alle sue sorelle – ministro del Lavoro durante la Seconda guerra mondiale e poi ministro degli Esteri dopo la vittoria delle forze alleate.

Continua a leggere su Eu Porn, la newsletter del Foglio sulla politica europea.


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