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Che ne è stato degli intellettuali?

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L’Indiscreto pubblica un testo, tratto da “La vocazione intellettuale” di Juan Carlos De Martin, che affronta il tema del ruolo degli intellettuali nello spazio pubblico e analizza le difficoltà nel ritorno sulla scena di pensatori indipendenti che non siano legati in qualche modo all’industria dell’intrattenimento.

Juan Carlos De Martin insegna Tecnologie Digitali e Società e Politica e Tecnica al Politecnico di Torino dove dirige il Centro Nexa su Internet e società.

Da decenni si scrive che gli intellettuali – se non già estinti – sono quantomeno una specie in via di estinzione. In estinzione è soprattutto un certo tipo di intellettuali, ma in estinzione lo sono un po’ tutti per il loro complessivo scarso impatto sulla società.

La scomparsa degli intellettuali è un fenomeno paradossale, proprio quando i nuovi strumenti digitali dovrebbero aiutare a creare le condizioni perchè gli intellettuali assumano una sempre maggiore rilevanza.

Non è così, il paradosso è solo apparente. La tecnologia, infatti, da sola non basta. Gli effetti pratici di una tecnologia dipendono sempre dalle condizioni di diffusione, controllo e utilizzo della tecnologia stessa, che a loro volta dipendono delle circostanze economiche, politiche e più in generale sociali, una dipendenza particolarmente pronunciata per le tecnologie della comunicazione moderne, dal telegrafo in avanti. 

Il fenomeno della scomparsa degli intellettuali è importante perchè può essere un indice dello stato delle nostre democrazie. Comprendere le ragioni che hanno portato alla attuale situazione aiuta a far luce sul fatto che il grande pubblico è sommerso da opinioni, ma ritiene che non ci sia più niente di importante in gioco, mentre le voci realmente critiche non riescono a raggiungerlo.

La prima domanda da porsi è se gli intellettuali non si siano per caso estinti semplicemente perché non c’era più richiesta, in primis da parte dei cittadini (o del pubblico, se preferite), delle loro opinioni e delle loro proposte. È una possibilità che non va scartata a priori. Tuttavia la strabordante presenza di opinioni e proposte, nei media indica un interesse ancora molto forte per questo tipo di contenuti.

Ma allora che cosa è successo? La risposta è ovviamente complessa, ma, semplificando, a mio avviso occorre guardare soprattutto in tre direzioni. La prima riguarda l’offerta di intellettuali: ci sono semplicemente sempre meno intellettuali. Quelli che ci sono invecchiano e scompaiono, senza venire sostituiti da leve più giovani. La seconda direzione da investigare riguarda il fatto che gli intellettuali superstiti, soprattutto se critici dell’assetto attuale della società, hanno comunque sempre meno possibilità di arrivare al grande pubblico nonostante l’aumento di opportunità rappresentato – in linea di principio – dalla tecnologia. Infine, la terza direzione – che si interseca con le prime due – riguarda la scarsa rilevanza dell’intellettuale, dovuta principalmente alla fine delle grandi contrapposizioni ideologiche. 


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