stiamo tranquilli…

Corpi (s)connessi

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In un articolo pubblicato su Jacobin Italia, Teresa Sala e Tiziana Francesca Vaccaro ci accompagnano in un viaggio-inchiesta nell’universo dei lavori di cura.

Parlare di cura è come aprire un Vaso di Pandora: ogni storia si lega a un altra, ogni storia evidenzia problemi e bisogni che si scontrano con quelli di altre storie. Non si può parlare di chi si prende cura senza parlare di chi viene curato e senza tenere in considerazione che chi oggi fa un lavoro di cura un giorno avrà bisogno di cure. Le contraddizioni della cura si intrecciano le une con le altre, come in una catena. E proprio l’immagine della catena è quella evocata da chi studia questo fenomeno da anni e che ha coniato il termine catene globali della cura (Donne Globali di Ehrenreich e Hochschild – 2004) proprio per evidenziare l’intreccio a livello mondiale di legami basati sul lavoro di cura pagato, non pagato, sfruttato.

“Il mondo delle badanti e quello delle famiglie sono spesso due miserie che si incontrano”

ci dice Natalia, quasi settant’anni, insegnante in pensione, quando la incontriamo in occasione della realizzazione del nostro lungometraggio documentario La Cura – Quanto vale un corpo?, Natalia insieme ad alcune amiche e il marito Vanni, partecipa ad uno dei laboratori che conduciamo sul tema della cura. Arrivano da Fabbrico, un paesino della provincia di Reggio Emilia. Ci raccontano che hanno formato un gruppo di parola sulla cura per ragionare sull’esperienza che hanno fatto come caregiver e per elaborare delle soluzioni collettive all’invecchiamento e all’inevitabile bisogno di cure.

Immagine da Pixabay.


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