In questo torrido e sonnacchioso Agosto dell’anno del Signore duemila e ventisei potevamo, noi di c00cina, esimerci dal sottoporvi un articolo che parla dell’Odissea? Sì, potevamo e abbiamo scelto di non farlo ma poiché siamo meglio dello stagista (ciucci e presuntuosi, direbbe qualche mukko campano…), la prendiamo un po’ alla larga, o per la gola, fate voi.
L’idea è nata leggendo questo articolo del Gambero Rosso a firma di Roberta Volpe e quest’altro, su So wine so food, di Miriam De Vita; Libreriamo, per mano di Salvatore Galeone, invece investiga sul ruolo sociale del cibo nell’Odissea.
Facendoci aiutare dall’IA abbiamo scovato su Academia.edu un paio di saggi che potrebbero interessare i lettori più avidi di sapere, ben inteso niente di rivoluzionario come la questione cavallo/nave che tanto ci appassiona.
- Feasting and Food in Homer: Realism and Stylisation (Academia.edu) — saggio del 1997 di M. Davies, uscito su Prometheus 23 (1997), pp. 97-107 sulla distinzione tra i banchetti “stilizzati” dell’Iliade (specchio di status sociale/psicologico) e i pasti più realistici e talvolta funesti dell’Odissea (i buoi di Elio, il pasto del Ciclope, i Proci). Buon punto di partenza filologico (sì, ok, ma adesso non ti allargare, cara IA).
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Sherratt, S. — “Feasting in Homeric Epic”, Hesperia 73 (2004), pp. 301-337 (American School of Classical Studies at Athens, PDF gratuito) (In alternativa, la scheda con abstract invece del PDF diretto: Academia.edu)
Food and Society in Classical Antiquity — Peter Garnsey (ResearchGate) — è il testo di riferimento più citato in assoluto sull’argomento (Cambridge UP, 1999) (qui solo estratti)


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