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Cosa può succedere dopo la conferenza di Berlino sulla Libia

Cosa può succedere dopo la conferenza di Berlino sulla Libia

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La conferenza di Berlino sulla Libia ha tracciato un quadro in chiaroscuro per il Paese nordafricano, alle prese con una lunghissima fase di instabilità iniziata nel 2011 e con un conflitto civile strisciante che si è riacceso nell’aprile del 2019.

I passi in avanti sono stati pochi. Da un lato, va riconosciuto che l’incontro del 19 gennaio scorso nella capitale tedesca rappresenta il punto più avanzato toccato dalla diplomazia internazionale negli ultimi anni per riconciliare le fazioni libiche e soprattutto i loro sponsor esterni. Tuttavia, il Presidente del Governo di Unità Nazionale (GUN) di Tripoli, Fayez al-Serraj, e il Generale Khalifa Haftar, capo dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico (ENL) e leader della fazione della Cirenaica, hanno rifiutato incontri diretti e non hanno sottoscritto il documento finale della conferenza. Però, quest’ultimo ha raccolto una convergenza vasta e trasversale tra gli attori esterni, compresi quei Paesi come Turchia, Emirati Arabi Uniti (EAU), Egitto e Russia che hanno una presenza militare sul campo più o meno “ufficiale”.


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