stiamo tranquilli…

Documenti della teologia favolosa

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

In un’intervista pubblicata su Il Tascabile, la filosofa femminista Luisa Muraro spiega la genesi del suo libro sui processi per stregoneria tra Italia settentrionale e Svizzera intitolato La signora del gioco, pubblicato nel 1976. Nel corso della conversazione, la Muraro, riflettendo sulla figura femminile nei racconti della tradizione orale preindustriale, propone un’analisi dell’evoluzione del ruolo della donna nella società e del suo rapporto col potere.

Per esplorare la vita, il lungo percorso letterario e filosofico e la vasta influenza del pensiero di Luisa Muraro, si potrebbe partire dal suo ruolo fondativo nel femminismo italiano dagli anni Sessanta, attraverso i gruppi di autocoscienza femminile e ciò che lei definisce il “pensiero della differenza sessuale”.

Si potrebbe ripercorrere la sperimentazione pedagogica di pratiche “antiautoritarie” nella scuola dell’obbligo degli anni settanta (da lei condotta assieme allo psichiatra Elvio Fachinelli), o la comunità filosofica femminile Diotima, da lei co-fondata (assieme a Chiara Zamboni e Adriana Cavarero, fra le altre) all’Università di Verona negli anni ottanta.

Ci si potrebbe immergere nella sua ricerca poliedrica – al contempo storica, filosofica e politica – sulla scrittura mistica femminile, che rende omaggio a figure come Margherita Porete, Hadewijch d’Anversa, Guglielma di Milano e Maifreda da Pirovano, fino ad arrivare a Simone Weil ma anche al “mago e scienziato” tardo-rinascimentale Giambattista Della Porta.

Io, invece, ho scoperto Luisa Muraro quando mi sono imbattuto ne La signora del gioco (uscito per Feltrinelli nel 1976 e ristampato da La Tartaruga nel 2006), uno dei suoi primi libri, dedicato ai processi per stregoneria fra l’Italia settentrionale e la Svizzera. Ho incontrato quel libro mentre, con Carolina Valencia Caicedo, ci stavamo chiedendo come iniziare un documentario radiofonico sulle figure femminili nella storia delle pratiche magiche in Italia.

Immagine da Wikimedia.


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