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Adelphi è l’Anticristo?

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Ma l’editore Adelphi è un incarnazione dell’Anticristo? Se lo chiede Erik Boni su L’Indiscreto. Nell’articolo si ripercorre un’intervista a Massimo Cacciari del 1993 rilasciata a Maurizio Blondet in cui il filosofo veneziano, che stava per diventare sindaco della città lagunare, si lasciò andare all’espressione: “il Papa deve smettere di fare il katéchon!”: in greco katéchon significa “colui che trattiene” e, nel libro dell’Apocalisse neotestamentaria, indica colui che tiene a freno l’Anticristo. Blondet trasse ispirazione da questo pronunciamento, lo decontestualizzò e pubblicò un libro sul tema, Gli Adelphi della dissoluzione, dove l’autore si chiede se Cacciari volesse così augurarsi la prossima venuta della fine dei tempi.

Gli Adelphi della dissoluzione è un libro sicuramente affascinante che negli anni è diventato oggetto di un certo culto, e sul quale si è voluta costruire una leggenda di censura e di ostracismo da parte dei soliti “poteri forti” nonostante sia sempre stato largamente accessibile (per essere pubblicato da una casa editrice minore, almeno). Ed è un libro che incidentalmente contribuirà anche alla fortuna e al culto parallelo della casa editrice Adelphi, già in fase di consolidamento (ulteriore motivo per cui trovo poco credibile la leggenda secondo cui ci sarebbero stati tentativi di seppellire l’opera). La tesi di Blondet in breve è che la missione della Adelphi, portata avanti da personaggi come appunto Cacciari ma anche Roberto Calasso, Elémire Zolla, Sergio Quinzio, consista nel preparare il terreno culturale alla venuta dell’Anticristo.

Ci si avvia così alla teoria dell’accelerazionismo, per cui occorre affrettare l’Apocalisse, e l’editore Adelphi, con la propria linea di pensiero vicina all’ermetismo e alla gnosi, intende contribuire a questo misterioso e inquietante progetto.

L’immagine in evidenza, su licenza Creative Commons, proviene da Wikimedia.


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