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Il bla bla bla delle morti sul lavoro

Il bla bla bla delle morti sul lavoro

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In un articolo pubblicato su Valigia Blu, lo scrittore toscano Alberto Prunetti riflette sulla sicurezza nel mondo del lavoro e sulle parole con cui spesso si discute dei casi di infortunio e delle problematiche legate alla formazione e al lavoro salariato.

Se fosse un film, ma purtroppo non lo è, dovrebbe cominciare dall’epilogo. Da un gruppo di studenti delle scuole secondarie superiori che protestano contro una morte ingiusta e vengono caricati dalla polizia. Dall’epilogo bisognerebbe passare subito al prologo. La storia di un ragazzo di 18 anni che muore schiacciato da una trave d’acciaio. Nel mezzo, soprattutto sui social media, si scatenano i flame: “È stata l’alternanza scuola lavoro”. “Siete degli ignoranti, non è l’alternanza scuola-lavoro, si chiama in un altro modo”. E via di questo passo. Bla bla bla. È della sindacalista (e scrittrice) Simona Baldanzi il commento che mi ha colpito di più. Baldanzi racconta del suo lavoro come sindacalista, di una ragazza molto giovane che entra in CGIL in cerca d’impiego, pensando che la “camera del lavoro” sia un’agenzia interinale; di un ragazzo che le dice che lo sciopero è illegale; di una ragazza che chiede la Naspi ma non sa che cosa sono i contributi.

 


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