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Il governo sudafricano ha rinunciato al monopolio della forza

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The Common Sense descrive la catastrofica situazione nella quale versano le forze di sicurezza sudafricane, a causa della carenza di fondi e della corruzione endemica che affliggono il paese.

Si stima che oggi meno di metà delle stazioni di polizia del paese risponda alle telefonate, e lo stesso Ministero della Polizia ha ammesso di aver ignorato 6,3 milioni di richieste di aiuto nel corso di tre anni.

Le forze armate non sono messe meglio: almeno l’85% dell’aviazione e della flotta del Sud Africa è fuori uso, la maggior parte del budget della difesa è speso in salari, e i soldati si lamentano della scarsità di stivali, uniformi, attrezzature mediche, e perfino razioni di cibo.

Secondo l’articolo il vuoto lasciato dalle forze di polizia sarebbe stato colmato da organizzazioni criminali, forze di sicurezza private, e iniziative comunitarie: in occasione delle proteste anti-immigrazione del giugno 2026, la polizia ha dovuto chiedere aiuto alle agenzie di sicurezze private per contenerle. Un altro caso notevole è quello dell’organizzazione afrikaner AfriForum, che grazie a una rete di ronde, telecamere di sicurezza, comunicazione radio, e addirittura droni di sorveglianza ha ottenuto una riduzione significativa degli omicidi di agricoltori negli ultimi anni nelle aree rurali, dove la presenza della polizia nazionale è scarsa o inesistente.

One can therefore argue that the South African government no longer has a monopoly on lawful violence. Instead, it has effectively been demoted to a partner in the fight against crime among many in a pluralised security environment. With the country showcasing one of the largest and most competitive private security sectors and one of the fastest-growing community safety spheres in the world, the government has for the foreseeable future only two choices in the fight against crime: work together with these private and community initiatives – or struggle alone.


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