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Il memoriale Moro e la sua narrazione postuma

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A cura di @sfax6.

Adnkronos pubblica l’anticipazione di un intevento di Paolo Persichetti che sarà ospitato nel numero della rivista ‘Écritures’, dedicata agli ‘Anni Settanta in Italia’, in uscita a dicembre 2019.
Persichetti fornisce la spiegazione ad uno dei numerosi interrogativi che continuano ad accompagnare il caso Moro: alcune parti del memoriale dello statista sarebbero state omesse dalle Brigate Rosse perché contenevano informazioni utili all’organizzazione per preparare nuove azioni all’interno della cosiddetta campagna di primavera, e dunque rivelarle avrebbe potuto mettere in allarme gli obiettivi da colpire, in particolare quelli legati all’allora sconosciuta “Gladio”.

Sostiene Persichetti che ‘le conferme cercate sulla possibile presenza di eventuali piani antiguerriglia della Nato non rientravano nella sfera della propaganda ma in quella dell’utilizzo politico-militare da parte dell’organizzazione” e per questo non vennero rese pubbliche dalle BR (Il memoriale completo venne rinvenuto fortuitamente solo nel 1990)
Ma il brano contiene anche una riflessione secondo cui le parti del memoriale pubblicate nel 1978 avrebbero contribuito a creare una narrazione postuma su Aldo Moro, dove il politico democristiano è ritratto come “impegnato a creare le condizioni politiche dell’alternanza, in vista di una ‘terza fase’ che avrebbe permesso al Pci di salire al governo senza scosse di sistema”. Tale figura collide con l’immagine pubblica di un Aldo Moro che precedentemente al suo sequestro e uccisione era “molto criticato anche a sinistra e preso di mira da quegli ambienti intellettuali più impegnati che vedevano nella sua figura politica l’essenza democristiana dell’occupazione del potere. Un’immagine diametralmente opposta a quella diffusa dopo la sua morte”.

Immagine da Wikimedia.


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