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Il metodo Gino Strada

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In un’intervista pubblicata su Scienza in Rete, il medico e giornalista Roberto Satolli, compagno di banco a suo tempo di Gino Strada al Liceo Carducci di Milano, ci offre un ritratto del compianto fondatore di Emergency.

Che compagno di banco era Gino Strada?
Credo che me l’abbiano messo vicino perché io avevo fama di  ragazzo con la testa a posto e lui di uno scapestrato. In realtà già allora era un ragazzo brillante, estroso, gran trascinatore, come poi ha avuto modo di dimostrare. L’idea che io dovessi vegliare su Gino ce l’aveva anche sua madre, donna dolcissima che per tutta la vita mi ha sempre detto: “mi raccomando, il mio Gino!”.

Un tipo difficile Gino in privato?
Gino era esattamente come appariva in pubblico. Inveiva, era passionale, talvolta duro e sarcastico. Era anche il contrario del tipo politically correct. Anni fa gli avevo chiesto se in ospedale in Afghanistan impiegavano locali, lui aveva risposto “sì, quelli a pelo lungo”. Eviterei ora che è morto di farne un santino. C’è in tutti noi un residuo di razzismo, che si può esprimere magari scherzosamente in battute come queste. L’importante è esserne consapevoli, andare oltre, e lavorare per cancellare quell’enorme debito che abbiamo contratto con questi popoli che abbiamo soggiogato e sfruttato per secoli. Direi che in questo Gino ha fatto la sua parte, sempre con quello spirito pratico e anti-utopista del chirurgo che va per le spicce, e che pensa che superare la logica della guerra sia una cosa assolutamente alla nostra portata.

 

— Immagine da Wikimedia Commons


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