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Il mio amico Dahmer

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Il canale youtube ARTE.tv propone un documentario sugli anni del liceo del serial killer Jeffrey Dahmer, raccontati dal suo compagno di classe Derf Backderf in un graphic novel intitolato Il mio amico Dahmer.

Dopo quasi vent’anni di lavoro, Derf Backderf ha pubblicato la sua graphic novel “Il mio amico Dahmer”, una biografia senza censure sugli anni del liceo del suo compagno di classe Jeffrey Dahmer, che sarebbe diventato uno dei serial killer più famosi degli Stati Uniti. Questo documentario è un incontro con l’autore che ci racconta come ha realizzato la sua insolita storia illustrata.

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Il documentario, della durata di circa un’ora, ripercorre la vicenda di Jeffrey Dahmer, uno dei serial killer più inquietanti della storia americana, cercando di capire non solo ciò che ha fatto, ma anche il contesto che gli ha permesso di agire così a lungo senza essere fermato. La narrazione, raccontata dal punto di vista di Derf Backderf e di altri suoi compagni di scuola, alterna ricostruzioni, testimonianze e materiali d’archivio, creando un quadro che è insieme psicologico, sociale e storico.

So, what commenced from that point on was a 20-year struggle to come to terms with this story. About my old high school friend. How did he become this monster? And the result of that was my friend Dahmer. And that was the start of me becoming a graphic novelist

Il musicista Chris Butler, del gruppo The Waitresses, ha acquistato la casa dove Dahmer ha vissuto, e dove sono accaduti alcuni degli omicidi, e parla della cosa con Backderf, sottolineando la stranezza del fatto. La descrizione degli ambienti della casa permette a Backderf di descrivere quanto la mente di Dahmer fosse sempre più disconnessa dal resto del mondo, già dall’adolescenza.

Mike Kukral, un altro compagno di scuola di Dahmer, ricorda il momento della sua uccisione in carcere, dicendo che immaginava che lo avrebbe visto invecchiare in prigione, e vivere a lungo:

Dmer was killed in prison in November of 94. I think the fellow’s name was Christopher Carver that killed him. I thought that he would always be alive as long as we were and we’d see him throughout our lives in prison. So I thought, well, that’s not going to happen now.

Backderf inizia il suo libro intorno alla primavera del 1995, e racconta di come Dahmer fosse sempre stato una sorta di personaggio dei fumetti, e di come lui volesse mostrare come, lentamente, Jeffrey Dahmer avesse iniziato a perdere la sua umanità. Nel documentario viene detto come il titolo della graphic novel “My friend Dahmer” non sia affatto strano o esagerato: Backderf e Dahmer erano effettivamente amici, per quanto nessuno fra coloro che si consideravano tali potesse dire di conoscerlo davvero. Racconta Backderf:

My house, my first house is very near to these woods. Just wander for hours on end just thinking about things, characters and stories and you know all of that that kind of thing. And that’s where that creative invention first started. I mean Jeff also grew up in these woods but he used them for a very different purpose. This was a hiding place for him. It’s where he could go and and be alone with his horrible fantasies.

Il libro di Backderf finisce immediatamente prima che Dahmer perda completamente i freni sul suo desiderio di uccidere.

Quello che scaturisce dal documentario è che le azioni di Jeffrey Dahmer non hanno modificato per sempre solamente le vite delle famiglie delle sue vittime, ma anche, in qualche modo, le vite delle persone che sono cresciute con lui. Il documentario si chiude con le parole di Dahmer, durante uno dei colloqui con lo psichiatra dr. Smail:

It’s amazing to me in 31 years, 31 short years, how I could create such hell for myself and everyone around me cuz I did it. It was my doing, my little hard creation, you know? I mean, people can say, well, it was family pressures or it was mental disease, but the fact is that I’m the one that did it. very self-destructive life.


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