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In Calabria il diritto alla salute non esiste

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In un reportage pubblicato su Internazionale, Laura Melissari indaga le ragioni alla base delle drammatiche condizioni in cui versa la sanità calabrese. Un quadro disastroso di inefficienze, debiti milionari accumulati per decenni, bilanci economico-finanziari che non sono mai stati redatti, ospedali chiusi, cittadini che per arrivare al primo pronto soccorso devono percorrere centinaia di chilometri, livelli di assistenza sotto la soglia minima, sistemi clientelari e voto di scambio, spreco e appropriazione illecita di risorse pubbliche.

“Medici? ’Un ci nn’è. Ecografi? Unn’avimu”. Medici? Non ce ne sono. Ecografi? Non ne abbiamo. Sinibaldo Iemboli arriva al punto di primo intervento di Cariati a mezzogiorno, dopo una notte in servizio al pronto soccorso di Corigliano-Rossano, sul litorale dell’alto Ionio cosentino. Lavora come medico del 118. Due turni ravvicinati, in due ospedali diversi. “Dovremmo essere sei medici, siamo in due. E facciamo turni massacranti”, racconta Iemboli, che è anche vicepresidente del sindacato dei medici italiani della provincia di Cosenza.

L’ospedale di Cariati negli ultimi mesi è diventato il simbolo della cattiva gestione della sanità calabrese e il simbolo di una lotta dal basso dei cittadini per il diritto alla salute. Su un lenzuolo con il bordo ricamato a mano, probabilmente del corredo di una nonna, si legge la scritta “Riaprite l’ospedale subito”. Dal 2010 l’ospedale di Cariati, il Vittorio Cosentino, è chiuso: è uno dei 18 ospedali chiusi dal piano di rientro della sanità varato undici anni fa. Nell’enorme struttura sono rimasti un punto di primo intervento, una residenza per anziani e pochi ambulatori. “Funzionava in maniera eccellente”, racconta Cataldo Formaro, uno degli ultimi medici rimasti nella struttura. Alcuni ragazzi dell’associazione Le Lampare nel novembre 2020, dopo anni di battaglie per la riapertura dell’ospedale, hanno deciso di occupare la struttura. L’occupazione è andata avanti per mesi, e il presidio è ancora attivo. “Non ci arrendiamo, ma in questi mesi non è cambiato niente”, raccontano.

Immagine da flickr: Tired young female nurse feel frustrated distressed with overwork late hours at home di Nenad Stojkovic 


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