Un articolo dell’Indipendente descrive un recente rapporto sulle aree boschive in Italia: con più di 100.000 chilometri quadrati, le foreste ormai superano in estensione le aree agricole utilizzate, per la prima volta dal Medioevo. “L’Italia è oggi, a tutti gli effetti, una nazione forestale”.
Per molti versi è una buona notizia: i boschi preservano l’equilibrio idrogeologico del territorio e la biodiversità, oltre ad assorbire CO₂. Anche dal punto di vista economico possono costituire un’opportunità, producendo legname e attirando turisti. È importante però notare che i boschi non sono diffusi uniformemente sul territorio, ma sono concentrati nelle aree montuose, dove vive poco più di un decimo della popolazione, mentre risultano marginali in più di metà dei comuni italiani. L’espansione delle foreste è il risultato del progressivo abbandono dei campi e dei pascoli meno produttivi e più difficili da coltivare, che però ospitavano anche molte specie vegetali e animali che non necessariamente prosperano in un territorio rinselvatichito. Allo stesso tempo, questo processo si è accompagnato alla concentrazione dell’attività agricola nelle aree pianeggianti, dove può essere condotta in maniera intensiva e meccanizzata.
La sfida dei prossimi anni sarà dunque trovare un equilibrio che mitighi un po’ questo dualismo tra abbandono agricolo/rinaturalizzazione e intensificazione agricola/degradazione ecologica. Le foreste italiane rappresentano una straordinaria risorsa ecologica ed economica, ma occorre interrogarsi sulle trasformazioni sociali, economiche e culturali che stanno ridisegnando il paesaggio italiano. Il futuro delle aree interne dipenderà dalla capacità di integrare gestione forestale sostenibile, agricoltura di qualità e valorizzazione delle specificità locali, evitando che il ritorno del bosco coincida con la scomparsa delle comunità che per secoli hanno modellato quei territori e generato una biodiversità unica.


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