Negli ultimi anni l’immigrazione da paesi poveri è diventata uno dei temi più centrali del dibattito politico europeo, influenzando campagne elettorali, orientamenti dell’opinione pubblica e strategie dei partiti. In questo contesto, molte forze progressiste hanno incontrato difficoltà nel confrontarsi con un argomento che mobilita paure, percezioni e interessi spesso contrastanti.
Mattia Marasti su Valigia Blu analizza le ragioni per cui la sinistra fatica a risultare convincente su questo terreno, esaminando il rapporto tra narrazione politica, percezione del fenomeno migratorio e consenso elettorale.
L’articolo riporta una breve storia degli insuccessi elettorali dei partiti progressisti europei negli ultimi anni, e poi tenta di cercare le cause di questi insuccessi.
La descrizione dell’esistente si basa sulle analisi fatte in alcuni paesi, da una parte sul rapporto tra aumento dell’immigrazione e impoverimento della popolazione locale, e da un’altra parte sugli effetti che l’immigrazione ha sul mercato del lavoro e dell’economia in generale. In entrambi i casi i dati empirici mostrerebbero che l’immigrazione povera non sarebbe la causa dell’abbassamento del tenore di vita della popolazione autoctona. Ma, suggerisce l’articolo, i movimenti di destra sfrutterebbero la coincidenza dell’immigrazione con l’arretramento economico per inferire che l’immigrazione è la causa del disagio economico dei residenti storici.
L’articolo chiude con dei suggerimenti per i partiti progressisti, basati su un presupposto fondamentale: la retorica secondo cui basta amministrare l’esistente si è rivelata e continua a rivelarsi fallimentare.


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