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La Commissione europea costretta a rivelare uno studio sulla pirateria tenuto nascosto

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Su suggerimento di @Akiro.

Una articolo su Valigia Blu riassume le vicissitudini del rapporto sull’impatto economico della pirateria online commissionato alla società olandese Ecorys dalla Commissione Europea.

Il presupposto di questo discorso, e quindi la base della politica della Commissione europea, è che la pirateria danneggi i titolari dei diritti, anzi che abbia conseguenze devastanti sull’intera industria con enormi perdite economiche e anche di posti di lavoro. E la Commissione persevera, da anni, a studiare e proporre delle regolamentazioni repressive e censorie, di sorveglianza e monitoraggio, in nome della tutela delle arti e dei diritti d’autore. Se le aziende perdono soldi non investono, se non investono si perdono posti di lavoro, non si ha innovazione, l’intera economia crolla, ed è tutta colpa della pirateria! Ecco che allora diventa rilevante lo studio di Ecorys, leggendolo forse si può anche comprendere perché lo studio, ultimato nel 2015, a tutt’oggi non è mai stato pubblicato.
I risultati della ricerca sembrano contraddire le premesse della politica della Commissione europea. Infatti, secondo lo studio non ci sono prove concrete di un impatto negativo della pirateria sulle vendite dei contenuti protetti da copyright, a eccezione delle opere cinematografiche più importanti (i blockbuster) appena rilasciate. Per la cinematografia si rileva, infatti, una perdita del volume di vendite in conseguenza della pirateria (complessivamente il 4,4%), cosa che, però, potrebbe essere dovuta alla politica dei prezzi più elevata per i film rispetto agli altri prodotti. Secondo lo studio esisterebbe addirittura una leggera tendenza positiva per l’industria dei videogiochi.

Immagine da Know your meme.


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