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La stagnazione salariale di Trilussa

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Un articolo di Mario Seminerio su Phastidio commenta alcuni dati contenuti nella nota di lavoro delll’Ufficio parlamentare di bilancio su “La dinamica retributiva e il ruolo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche”.
Lo studio conferma che in Italia le retribuzioni reali siano sostanzialmente al palo da oltre trent’anni; ma mette in luce un aspetto di cui solitamente non si parla:

La caduta della retribuzione media […] Una parte molto rilevante dipende dalla trasformazione della composizione dell’occupazione. Dal 1990 il part-time passa da poco più del 4 per cento a oltre il 30 per cento dei rapporti di lavoro. Crescono inoltre i rapporti discontinui e quelli di durata inferiore all’intero anno. Di conseguenza, la retribuzione annua media diminuisce anche perché aumenta il numero di lavoratori che lavorano meno ore e meno settimane.

Viene anche confutata l’ipotesi di un crescente “skill premium”:

Il coefficiente di Gini delle retribuzioni settimanali cresce del 24,6% nel 1990-2018, ma quello calcolato sulle sole retribuzioni Full Time Equivalent resta pressoché costante: quindi, la dispersione retributiva è quasi interamente un effetto-composizione del part-time, non un premio crescente alle competenze. È un punto potenzialmente controcorrente rispetto alla narrazione standard sulla polarizzazione salariale nei paesi avanzati.

L’articolo mette poi in luce le differenze tra i vari settori, e parla di come le riforme sull’Irpef che si sono succedute nel corso degli anni siano andate nella direzione di fornire una integrazione dei redditi più bassi, surrogando di fatto una politica salariale che andasse invece ad affrontare le cause profonde della stagnazione salariale.


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