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La violenza sulle donne tra gli aborigeni australiani

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Su suggerimento di Giulio Cesare

Un recente articolo comparso su Hookii sull’anarco primitivismo affermava tra le altre cose che i primi umani non oggettificavano le donne.  In quest’altro articolo di Zweilawyer si riporta l’esito di studi su una popolazione di cacciatori raccoglitori australiani che sembra suggerire qualcosa di diverso.

Negli anni’ 90, il Paleopatologo australiano Stephen Webb inizia ad analizzare gli scheletri di oltre 4.500 aborigeni australiani di sesso femminile (da 50.000 anni fa fino al XVIII secolo) per ottenere una panoramica il più possibile accurata sulle condizioni di salute generali delle popolazioni precoloniali, le capacità mediche (dai medicamenti alla sopravvivenza alle amputazioni) e la qualità e quantità delle violenze tribali. Non c’era, almeno all’inizio, una dichiarata intenzione di controllare se la violenza nei confronti delle donne aborigene da parte dei propri uomini fosse endemica anche prima dell’arrivo dei coloni inglesi.

Dal suo studio, nel 1995, escono però dati eclatanti. C’è una disproporzione completa, confermata dai suoi colleghi, tra le fratture riscontrate sui crani femminili e su quelli maschili. Una percentuale attorno al 25% dei primi ha rotture compatibili con attacchi alle spalle, probabilmente occorsi in liti domestiche. Quattro volte in più rispetto agli uomini.

Immagine: Blue Mountains Library

 


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