stiamo tranquilli…

L’emergenza coronavirus – 22/23 Aprile 2020

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Sul sito della protezione civile si può vedere una mappa della situazione in Italia (qui c’è la versione per dispositivi mobili). Su VirusConV si possono trovare i dati per la situazione mondiale. Qui è disponibile un Google Sheet dove potete consultare l’andamento del COVID-19 in Italia.
Se ci sono articoli che vorreste vedere nel post di domani segnalateli qui.

La danza del coronavirus

di Qwerty

Tomas Pueyo ha cominciato una serie di articoli sulla risposta dei vari paesi al coronavirus, e su come si stanno organizzando per limitare i danni, nell’attesa che arrivi un vaccino o un’altra soluzione definitiva al problema. Nella prima puntata, compara quattro storie apparentemente di successo dell’Asia Orientale, ossia la Cina, Taiwan, la Corea del Sud e Singapore. La Cina sembra essersi lasciata il peggio dell’epidemia alle spalle attraverso misure di quarantena draconiane. La Corea del Sud e Taiwan sono riuscite sostanzialmente a evitare l’epidemia ed estese misure di lockdown, abbinando un tracciamento capillare (ma non basato su app apposite) alla distribuzione e produzione massiccia di mascherine (Taiwan è arrivata a produrre 10 milioni di mascherine al giorno, per una popolazione di 23 milioni di abitanti). Inoltre, entrambi i paesi si sono mossi appena possibile. Singapore, nonostante degli inizi promettenti, ha avuto recentemente una crescita di contagi nelle case-dormitorio per immigrati. Per Pueyo, è perché ha imposto troppo tardi una limitazione degli ingressi, e perché il suo sistema di tracciamento, basato su un’app apposita e su controlli non digitali, è stato poco efficace.

Isolare, isolare, isolare: l’approccio cinese alla quarantena

di Perodatrent

Daniel Falush, professore di genetica a Shangai, contesta sul Telegraph l’approccio che secondo lui alcuni paesi occidentali vorrebbero prendere, cioè quello di riaprire le attività e tenere sotto controllo l’epidemia aumentando il numero di test sulla popolazione (test, test, test).

Secondo lui invece l’approccio cinese della chiusura totale (lockdown) è più efficace, come dimostrato dalla rapidità con cui l’epidemia è stata posta sotto controllo.

In China, testing and contract tracing strategies have been built around the goal of isolating infected individuals from the rest of the population… As a result of these policies, the Chinese have been extremely efficient at removing infectious or potentially infectious individuals from the general population. By doing so, they cut down transmission to very close to zero quickly…

All’inizio, i casi sospetti erano quarantenati a casa, come si fa in occidente. Ma dopo una “vigorosa” discussione i partecipanti hanno accettato che un isolamento centralizzato era meglio, per evitare i contagi intrafamiliari. Così sono stati creati posti per l’isolamento dei positivi in spazi commerciali e sportivi, pochi giorni dopo la discussione (e questo giustifica le immagini che vediamo di persone su letti coperte di piumoni e vestite, in spazi comuni appena delimitati).

When you go to hospital, you temporarily lose some liberty and some privacy but accept the bargain in return for your own health. Central quarantining for Covid-19 is a bargain for the health of others that every responsible citizen should be able to accept. It is proportionate, justified and limited in time; when you are free of the virus, you go home.

L’altra pandemia

di Morgho

Un articolo pubblicato sull’Internazionale online con la descrizione su come si sta sviluppando l’epidemia di COVID in India e quali sono le risposte date dal governo indiano per gestirla.

Coronavirus, lockdown e stop alle industrie servono davvero? Lo studio italiano

di

Qualsiasi misura restrittiva applicata dopo i primi 17 giorni (come la chiusura delle industrie o i divieti alla libertà di movimento dei cittadini) inciderebbe poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul numero finale delle vittime. A sostenerlo sono una serie di studi avviati da un team internazionale di scienziati a guida italiana, sfociati in un modello predittivo delle vittime che coincide in tutti i Paesi, anche in quelli dove le industrie non sono mai state chiuse e i cittadini sono liberi di muoversi, come la Germania o la Svezia.

Ne parla il Corriere della Sera (link alternativo).

Lo smog può peggiorare l’infezione da Coronavirus?

di ex

Il sito 24emilia.com da notizia di un documento dei ricercatori delle Agenzie Regionali di Emilia Romagna e Marche. Analizzando la letteratura scientifica emerge l’ipotesi che lo smog possa avere un ruolo di “amplificatore”, andando cioè a peggiorare l’infiammazione causata dal virus.

Sebbene stando ai ricercatori allo stato attuale delle conoscenze le evidenze su un possibile ruolo del particolato atmosferico nella diffusione del Sars-CoV-2 “siano decisamente limitate e frammentarie”, è comunque possibile ipotizzare una sorta di “interazione molecolare” tra polveri sottili e virus “che conferma la possibile azione di co-fattore del PM nel sostenere il processo di infiammazione indotto dal virus”.

La questione Dalmine in Lombardia

Alla vigilia della Fase 2 e con la proposta della Lombardia di riaprire le attività produttive dal 4 maggio, il caso Dalmine è rappresentativo di come un’azienda come quella della Bergamasca – considerata strategica ai fini della produzione di bombole d’ossigeno – abbia tenuto aperto diversi reparti per la produzione di beni non essenziali. Perché la legge glielo ha consentito. Il bilancio finora: due operai deceduti e altri finiti in terapia intensiva, e giovani precari costretti a lavorare da volontari nella filiera più rischiosa.

Ne parla un articolo di The Post Internazionale.

The Coronavirus Is Mutating. What Does That Mean for a Vaccine?

Around the world, hope for a return to normalcy is pinned on a vaccine, the “ultimate weapon,” as it’s been called by officials like Dr. Anthony Fauci, director of the National Institute of Allergy and Infectious Diseases. But it’s still unclear how successful a vaccine against SARS-CoV-2, the virus that causes Covid-19, can be.

Ne parla un articolo del New York Times (link alternativo).

Immagine da Wikimedia.


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