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L’ultimo spettacolo del fascismo: «Harlem» di Carmine Gallone come un giallo archivistico

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La rivista online Giornale di Storia pubblica una recensione del libro di Luca Martera Harlem. Il film più censurato di sempre, pubblicato per La Nave di Teseo con la collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia. Il saggio è strutturato come un “giallo archivistico”, un’indagine che tenta di ricostruire la genesi, la produzione e l’impatto del film Harlem di Carmine Gallone, uscito nel 1943:

Ma cos’è che voleva essere Harlem di Gallone? Un film propagandistico? Sì. Un film “patriottico”? Sì. Un film razzista ed antisemita? Sì. Od è un semplice spettacolo nazional-popolare, come lo hanno voluto trasformare le successive riedizioni dopo il termine della Seconda guerra mondiale? Anche questo in fondo. Leggendo il testo di Martera, però, Harlem emerge anche, se non soprattutto, come l’ultimo spettacolo del fascismo, dove tutte le sue facce (autoritaria, antidemocratica ed antiamericana, imperialista, guerrafondaia, razzista ed antisemita) convergono in un unicum che ha come suo scopo finale – come ebbe a dire il deus ex machina dietro alla realizzazione, cioè Luigi Freddi – quello di «spogliare lo spettatore del “quantum” di critica intellettuale che è in ognuno di noi, anche nei meno colti, e di porlo in uno stato che chiamerei sentimentale».

Immagine da Wikimedia Commons


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