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L’umile splendore della moka italiana [EN]

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Su Atlas Obscura, un articolo tutto dedicato a uno dei simboli italiani per eccellenza: la moka.

La moka è una icona dell’italianità, rappresentazione dell’ingegno del dopoguerra e dell’instaurarsi di un dominio culinario praticamente globale. Questa “macchinetta per il caffè” è esposta al Museum of Modern Art, al Cooper-Hewitt Smithsonian Design Museum e in altri templi della progettazione. E’ stata inserita nel Guinness dei primati come la caffettiera più famosa al mondo e per decenni è diventata un luogo comune non solo in Italia, ma anche a Cuba, in Argentina, in Australia e negli Stati Uniti.

Fino alla fine del XIX secolo, gli italiani bevevano il caffè più o meno allo stesso modo dei turchi.  Finchè non iniziò “l’era del vapore”.

Italians began coming up with their own gadgets for brewing coffee in the 19th century, but the biggest by far was the idea of applying pressure to coffee in order to create a strong, and more importantly fast, drink. This is the age of steam, a miraculous source of power that can unlock the world, and though it’s not entirely clear who originated the idea of using steam to brew coffee, certainly it was in Italy that it was popularized.

Jeffrey T. Schnapp outlines the history of the moka pot in a 2001 paper called The Romance of Caffeine and Aluminum. In 1918, he writes, a Piedmontese metalworker named Alfonso Bialetti returned home after a decade spent working with aluminum in France. Industrial production of aluminum was new, then; methods for working with it at any real scale had only been developed in 1886. He opened a shop, crafting strong, lightweight aluminum versions of pots and pans that had previously been only available in iron.

La leggenda narra che l’idea della moka sia venuta da una caldaia per il bucato, anche se ciò non è confermato. Quello che si sa è che il dispositivo “La Pavoni”, una modifica del brevetto Moriondo introdotta dal milanese Luigi Bezzera e ulteriormente riadattata da Desiderio Pavoni, era molto trendy. C’era anche un precedente per una macchina da caffè più piccola: “La napoletana”, un piccolo dispositivo metallico con tre sezioni, composto da una camera d’acqua, un piccolo disco di caffè nel mezzo e una camera all’altra estremità per il caffè preparato. L’acqua veniva riscaldata con la camera dell’acqua sul fondo, quindi l’intero dispositivo veniva capovolto, consentendo all’acqua calda di gocciolare attraverso i chicchi di caffè e raccogliersi nella camera precedentemente vuota. Nessuna pressione era coinvolta.

Bialetti lavorò per alcuni anni su una combinazione tra “La Pavoni” e “La napoletana” e nel 1933 brevettò la sua Bialetti Moka Express.

 

Immagine: Omino Bialetti da Wikipedia

A cura di @RNiK e @Kenmare


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