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Megafauna

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Nel 1940 quattro adolescenti francesi stavano passeggiando nei boschi vicino a Montignac, nel sud-ovest della Francia, quando Robot, il loro cane, scomparve in un buco nel terreno. Dopo essersi armati di lampade e aver disceso 15 metri i ragazzi lo trovarono, ma non era solo. In sua compagnia bisonti, uri e leoni erano dipinti sulle pareti e sul soffitto: avevano scoperto le grotte di Lascaux. Simon Coencas, ultimo sopravvissuto dei quattro, raccontò che si sentì “stordito e euforico davanti a quello spettacolo” e che, insieme ai tre compagni, iniziarono a sfrecciare per la grotta come “una banda di selvaggi che ballano e giocano alla guerra”.

Chissà se la stessa euforia tribale avrà posseduto anche José Iriarte, professore di archeologia all’Università di Exeter e leader del team britannico-colombiano che poche settimane fa ha annunciato di aver scoperto nella Serranía de la Lindosa – nella foresta pluviale amazzonica Colombiana – una delle più grandi collezioni di arte rupestre preistorica al mondo: la scoperta in realtà risale al 2018 e interessa decine di migliaia di dipinti risalenti all’ultima glaciazione che si estendono per i 13 chilometri di una parete rocciosa che svetta sulla giungla sottostante. La vastità del materiale è tale che già si parla di generazioni necessarie per studiarlo, indagando una civiltà sommersa che potrebbe presentarsi come una delle più antiche mai scoperte nella storia dell’umanità.

La datazione di quella che è stata ribattezzata da alcuni media occidentali “la Cappella Sistina dell’Amazzonia” si basa in parte sulle raffigurazioni di animali come il mastodonte e il paleolama, estinti in Sud America da almeno 12.000 anni, oltre a bradipi giganti, cavalli, pesci, anaconde, boa, aquile, primati, alberi, piante allucinogene e persone intente a ballare mentre venerano un Uomo-Uccello. Alcuni dipinti sono posti così in alto che possono essere visti solo grazie ai droni. La raffigurazione di torri di legno, comprese figure che sembrano saltare da queste, suggerisce che gli artisti rupestri scalassero e rimanessero appesi mentre dipingevano.

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