Questo mese vi propongo un articolo che ha catturato la mia attenzione perchè secondo me si occupa del lato più tecnico di cinema e serie: il cinema, infatti, secondo me, come tutte le arti, non è solo emozione e storie da raccontare, è anche tecnica.
Perchè i film di oggi ci sembrano “meh”, cioè
che abbiano cioè un aspetto un po’ anonimo e piatto, più simile a un prodotto pensato per lo streaming che a qualcosa fatto per il grande schermo, anche quando in realtà escono al cinema.
L’articolo di Esquire prende spunto da una mini inchiesta video del New York Times, in cui Jessica Goldstein intervista varie professionalità del mondo del cinema e ne ricava diverse impressioni:
1-la ridotta profondità di campo, ossia mettere a fuoco un particolare e lasciare il resto sulla sfondo, una tecnica che se usata bene porta attenzione ad esempio sui volti dei protagonisti ma alla fine risulta un po’ forzata. Un po’ è moda e un po’ è perchè se si gira con un green screen e non con una scenografia reale poi bisogna ricreare molti meno dettagli ed è più semplice e meno costoso.
Non è sempre stato lo standard, ovviamente, c’entrano l’arrivo della televisione, per cui i primi piani ben messi a fuoco erano l’ideale, e il mutare del gusto dagli anni Quaranta a oggi.
2-il contrasto. Ora i film tendono ad avere molta meno differenza fra punti di luce e punti di ombra.
3-il modo con cui si lavora sul set: avere a disposizione “tutto il girato” subito in digitale fa sì che molte più persone abbiano accesso a quello che un tempo era solo una visione del regista, perchè nessuno vedeva in tempo reale il risultato (esattamente come succede per la fotografia su pellicola o in digitale). questo porta a fare molti più compromessi e ad avere una visione più mediata, più prudente.
4-l’impatto dell’ Industrial Light and Magic di George Lucas, come sostiene Julie A. Turnock in un libro intitolato The Empire of Effects: Industrial Light & Magic and the Rendering of Realism
il “realismo” degli effetti digitali non sia affatto il modo naturale in cui l’occhio umano vede le cose, come spesso si dà per scontato, ma uno stile costruito e tenuto sotto controllo con grande attenzione, ricalcato sul cinema della cosiddetta New Hollywood degli anni Settanta. Questo stile è diventato così abituale da non essere più riconosciuto come uno stile: lo si scambia per autenticità invece che per una scelta
5-il “Netflix look”: come spiega J.D. Connor su Motherboard, Netflix impone alle proprie produzioni alcune regole tecniche di base, come quali telecamere usare o la risoluzione minima dell’immagine, per essere sicura che i suoi contenuti reggano bene man mano che si diffondono i televisori 4K. Inoltre è sempre alla fine un problema di soldi:
Connor sostiene che i budget di Netflix siano alti solo all’apparenza. Nell’epoca dello streaming gli attori e i registi più richiesti ottengono una fetta più grossa del compenso fin da subito, perché non guadagneranno nulla in seguito dagli incassi; di conseguenza il budget complessivo sembra più alto, ma per recuperare quei soldi si taglia da un’altra parte, di solito proprio sulle scenografie e sulle location


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