stiamo tranquilli…

Preferirei di no

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Il Tascabile pubblica la recensione di Francesco Pacifico di Madri e no, l’ultimo saggio della scrittrice e giornalista Flavia Gasperetti. Nel libro l’autrice, riflettendo sull’universo di quelle donne – spesso discriminate perché considerate senza valore – che con dispregio vengono comunemente definite zitelle, prova a smontare, ripercorrendone la storia, una delle più radicate e resistenti convinzioni collettive, e cioè quella secondo cui lo sposarsi e l’avere figli costituirebbero, a tutt’oggi, la vetta delle aspirazioni individuali.

Il saggio comincia con un elenco di frasi che le donne si sentono dire continuamente: “Il tuo orologio biologico sta ticchettando. Quando avrai un figlio tuo sarà diverso / (…) / Non sei un vero adulto finché non hai un figlio. Quale donna non desidera un bambino? Dimenticherai i dolori del parto. / I bambini sono il nostro futuro. / È da egoisti! / Cambierai idea”.

Flavia Gasperetti sta per raggiungere l’epoca della vita in cui sarà “una che non ha avuto figli” e sente “la tentazione di dire che a quel punto sarò compiutamente me stessa – la persona che voglio essere”. Come invece le avranno ricordato tutti, dal tabaccaio all’analista,  dovrebbe porsi il problema dell’orologio biologico. È per questa ragione che il suo saggio comincia da una piccola operazione demistificante, che è anche una parabola sull’invenzione della tradizione: “Non è stato un medico o una prestigiosa rivista scientifica a dare al termine [orologio biologico] il significato che conosciamo, ma un [meno attendibile] giornalista”. Nel 1978, in pieno riflusso culturale, Richard Cohen del Washington Post pubblica un articolo sulle “aspirazioni delle giovani donne in carriera”. È l’era della disco music, l’era in cui il mondo della comunicazione e della politica convinse la gioventù occidentale ansiosa di cambiamento a concentrare le energie su carriera e famiglia, due sogni più raggiungibili dell’era dell’acquario. Finora, “orologio biologico” lo usava la scienza per parlare di ritmi circadiani – un uso letterale. Cohen sta scrivendo un pezzo su un’astrazione giornalistica, la “Composite Woman”, quella “ragazza-mosaico” giovane, carina e impiegata, fatta di tutte le giovani intervistate nelle redazioni e gli uffici del mondo dell’informazione. Cohen, nel ruolo di confessore-intervistatore, scopre che a queste ragazze realizzate “pareva già di udire l’ineluttabile, incalzante ticchettio”. Così l’orologio biologico prende a significare un desiderio biologico di maternità. A Cohen sembra che la sua inchiesta, scrive Gasperetti, “metta nero su bianco la triste morale” che “la liberazione femminile ha, di necessità, un suo limite intrinseco, un capolinea naturale e inalterabile”.

 

Immagine da Wikimedia Commons

 


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