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I problemi della rivoluzione robotica in Cina [EN]

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Su suggerimento di @Spi.

La Cina è spesso vista dall’occidente come la nazione che ha assorbito buona parte dell’industria, a causa dei prezzi bassi della sua manodopera. Questa visione potrebbe presto cambiare. Negli ultimi anni la robotica sta prendendo il sopravvento nelle industrie cinesi: già nel 2014 un quarto dei robot industriali globali erano cinesi, e varie industrie stanno progettando di rimpiazzare tra il 25 e il 70% dei lavoratori con dei robot entro il 2016.

Quali conseguenze può avere tutto ciò? Sappiamo che, almeno sul breve termine, tali innovazioni possono essere in generale dure da affrontare, perché molti lavoratori con poche qualifiche si troveranno improvvisamente disoccupati. È stato ed è tuttora un problema per l’occidente; ma le dimensioni di questo problema in Cina potrebbero raggiungere delle vette inedite, a causa di una combinazione di fattori sfavorevoli.

Anzitutto, il problema fondamentale dell’economia cinese. Soltanto circa un terzo dell’economia è rappresentata dalla spesa interna, contro, circa, i due terzi negli USA. Le famiglie mettono da parte fino al 40% dei loro guadagni, e questo limita lo stimolo interno. Ma i problemi si fanno ancora più importanti se consideriamo che il ritmo a cui i lavoratori saranno sostituiti dalle macchine sarà inedito rispetto all’occidente, a causa dei progressi tecnologici avvenuti nel frattempo.

Infine, restano magre le prospettive di una positiva spinta al cambio socio-economico dei cinesi (ovvero, la speranza di avere meno operai e più colletti bianchi). Già ora fino al 50% dei numerosi laureati cinesi non riescono ad essere impiegati adeguatamente nel mondo del lavoro. Il tasso di disoccupazione ad un anno dalla laurea è un elevatissimo 20%, e il 43% dei cinesi si reputa sovra-titolato rispetto al lavoro che fa.

 

Immagine CC BY-SA 2.0 di Cory M. Grenier da flickr


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