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Se mancano i camerieri è perché non sono nati?

Se mancano i camerieri è perché non sono nati?

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Ormai regolarmente negli ultimi anni con l’approssimarsi dell’inizio della stagione turistica la stampa locale pullula di articoli nei quali tipicamente albergatori e ristoratori lamentano la difficoltà a reperire lavoratori stagionali. Ma anche in altri settori viene spesso denunciata una cronica carenza di personale.


Ora un articolo pubblicato da Uriel Fanelli sul proprio blog considera la questione da una prospettiva originale, disarmante nella propria semplicità, prescindendo da tutto il resto e concentrandosi esclusivamente sulla dimensione demografica.
Basta infatti un colpo d’occhio alle colonnine della piramide demografica per capire il disastro in atto.

La classe di età dai 60 ai 64 anni è circa il 3,5% della popolazione italiana. A spanne, questi che se vanno in pensione dovrebbero venir rimpiazzati nel mercato del lavoro dagli appartenenti alla fascia 20-24 che vi si affacciano. Il problema è che questi ultimi sono solo il 2,5%. Anche ammettendo quindi di avere un mercato del lavoro efficiente e trascurando quelli che vanno a lavorare all’estero, mancano comunque all’appello circa 600’000 persone per avere un ricambio generazionale sul mercato del lavoro.
E la cosa è destinata a peggiorare: tra vent’anni andrà in pensione il 3,3% della popolazione, ma entrerà sul mercato del lavoro appena l’1,9% (meno 840’000).

Quindi siamo in una situazione in cui la popolazione italiana rimane grosso modo costante (anche a causa dell’allungamento della vita media) e continua a consumare beni e servizi, ma il numero di lavoratori che dovrebbero erogare tali servizi si riduce di continuo.


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