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«Segui la tua passione!» è un pessimo consiglio per i giovani

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Sul Sole 24 Ore Bernardo Bertoldi, professore associato presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino, critica il «mito delle passioni» come stimolo fondamentale per la costruzione di una carriera di successo.

Per Bertoldi «segui la tua passione» è un pessimo consiglio perché inverte il nesso di causalità: non esiste una passione congenita che ci farà fare bene qualcosa per magia. La relazione è inversa: prima impariamo a fare bene qualcosa e poi, come conseguenza, ne acquisiremo la passione. L’idea che esista nel mondo un’attività pronta che realizzi una nostra passione innata e che ti guiderà alla felicità e alla realizzazione è romantica e suggestiva, ma falsa e potenzialmente nociva perché apre la strada a una vita di frustrazione per l’impossibilità di trovare questa attività, o per il dover constatare che, trovata, non ci piace quando la iniziamo a fare davvero.

Chi ha contribuito alla diffusione dell’ipotesi della passione congenita è stato Steve Jobs, quando nel suo discorso del 2005 ai laureandi di Stanford, Jobs spronò i ragazzi alla continua ricerca della propria passione e a non mollare e combattere contro chi e cosa vi si opponesse. Terminò il discorso con il famoso motto: «Stay Hungry! Stay Foolish!». La storia di Jobs smentisce l’ipotesi della passione congenita: non fu folgorato alla vista del primo circuito stampato da cui penso di cambiare il mondo e diventare un’icona dell’epoca dei personal computer. Voz, cofondatore di Apple, racconta che all’inizio erano dubbiosi sul successo e Jobs disse: «Anche se non dovessimo recuperare i soldi investiti, almeno saremo due buoni amici con la loro azienda». Jobs, prima, si mise a fare una cosa bene e, poi, ne divenne appassionato. Se Jobs avesse seguito quello che pensava fosse la sua passione sarebbe diventato il più popolare dei professori di filosofia orientale del sud della California.

Bertoldi illustra un’altro caso di «inversione del nesso di causalità», Roberto Benigni, dalle origini di ragioniere fino ad interprete della Divina commedia. Non esiste un lavoro perfetto quindi, ma ne esistono molti:

Quando si fa bene qualcosa si hanno impatto, controllo e creatività. Impatto significa poter cambiare il contesto che ci circonda, controllo significa poter guidare il cambiamento e non essere guidato da ciò che succede, creatività significa applicarsi a un problema complesso trovando soluzioni nuove. Fate un lavoro che ha queste tre caratteristiche e provate a non appassionarvene.


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