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Sicuri di voler chiamare “buonista” chi appende i dittatori per i piedi?

Sicuri di voler chiamare “buonista” chi appende i dittatori per i piedi?

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A cura di @Qayin ben Adam.

In un articolo di The Vision, Mattia Madonia traccia un parallelo tra l’uso del termine buonista nell’Italia di oggi e quello di pietista da parte di Benito Mussolini.

Nel 1938, quando vennero promulgate le leggi razziali, alcuni italiani mostrarono il loro disappunto. Non erano in tanti, e dovevano farlo in silenzio per evitare ripercussioni. Coloro che mostravano compassione per gli ebrei e che trovavano ingiusto il comportamento del regime fascista nei loro confronti venivano definiti “pietisti”, termine che pronunciò Mussolini davanti ai consiglieri nazionali del Partito Fascista nell’ottobre del 1938. Il pietista era accusato di piangere per gli ebrei e non per gli italiani in difficoltà, veniva tacciato di essere contro il popolo sovrano e spesso era dipinto come una persona benestante, incapace quindi di comprendere le problematiche della popolazione meno abbiente. Un articolo de La Stampa del 1938 ha alcuni passaggi eloquenti: “Pietà per gli ebrei sta bene, ma chi ha pietà per le vittime degli ebrei? Chi ha pietà per le nostre povere operaie? […] Chi ha pietà per i nostri commercianti rovinati dai magazzini giudaici con una concorrenza accanita e sleale? Non facciamo del razzismo. […] Per il bene stesso degli ebrei, non si può tollerare una Invadenza ulteriore”


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