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Smettiamo di credere ciecamente negli algoritmi

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Un articolo pubblicato su Scienza in Rete critica la fede cieca negli algoritmi, in particolare in quelli funzionali al riconoscimento facciale adoperati dalle forze di polizia. L’articolo, di Chiara Sabelli, si basa su un libro di Hannah Fry, da poco pubblicato nel Regno Unito, dal titolo Hello World: Being Human in the Age of Algorithms.

Quest’anno al carnevale di Notting Hill, che ogni agosto a Londra celebra la black British culture, la London Metropolitan Police non ha utilizzato i sistemi di riconoscimento facciale che aveva sperimentato nel 2017. Le uniche misure straordinarie di sicurezza sono stati i metal detector e gli agenti speciali capaci di memorizzare i volti di una serie di ricercati talmente bene da identificarli in una folla. L’esperienza dello scorso anno infatti era stata deludente: delle 104 persone segnalate dai sistemi di riconoscimento facciale, 102 erano risultati dei falsi positivi: una volta fermati dagli agenti la loro identità non corrispondeva a quella indicata dall’algoritmo. L’organizzazione per i diritti civili Big Brother Watch aveva denunciato i limiti di questa tecnologia, affermando che penalizza in particolare le minoranze (donne e persone appartenenti alle minoranze etniche).

Immagine da pixabay.


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