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Storie di migranti che hanno scelto di tornare a casa

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Un reportage pubblicato su Internazionale racconta la storia di alcuni migranti rientrati nei loro paesi d’origine con l’assistenza dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni).

A Banjul, capitale del Gambia, il più piccolo stato dell’Africa continentale, Baboucarr Ceesay controlla la disposizione delle sedie, ordinate in cerchio tra scrivanie e computer spenti, prima di far accomodare gli ospiti. Nella stanza entrano tre uomini dall’aria stanca, spaesata, con una storia comune da raccontare. Nel quartiere Tabokoto, al terzo piano di un anonimo palazzo, si trova la sede di un nuovo giornale, aperto dopo la fuga dello spietato dittatore Yahya Jammeh, il 22 gennaio 2017, rimasto al potere per 22 anni. Ceesay, giornalista gambiano fondatore di The Monitor – il cui motto è In pursuit of truth for justice – prende posto e accende il registratore. Il primo a parlare, come vuole la tradizione, è il più anziano del gruppo. “Siamo migranti tornati in Gambia dopo anni all’avventura. Siamo venuti qui oggi per ammettere il nostro fallimento e per chiedere aiuto”. Le parole di Aly, meccanico, 45 anni, disoccupato con moglie e quattro figli a carico, rimbombano nella stanza. “Nulla è peggio che tornare a casa con le tasche vuote dopo anni di assenza”, aggiunge.

Immagine: Ikiwaner

 

 

 


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