Dopo le recenti discussioni sulla decisione di aprire un concorso per non-obiettori, è di qualche giorno fa la notizia di una donna padovana che si è vista rifiutare la pratica di aborto 23 volte prima che l’ospedale di Padova (il primo a cui si era rivolta e il primo che l’aveva respinta) e che la accettasse dopo l’interessamento della CGIL.
In Polonia alcuni medici si rifiutano di dare una completa informazione alle proprie pazienti durante la loro gravidanza, con lo scopo di evitare la possibilità dell’aborto.
Nei mesi scorsi è stata presentata alla Camera una proposta di legge (N. 3805, qui il testo) dei deputati Gian Luigi Gigli e Mario Sberna, entrambi di Centro democratico di Tabacci, per permettere l’obiezione di coscienza dei farmacisti in merito alla vendita di farmaci abortivi o ritenuti tali, rifiutandosi di venderli al pubblico anche a fronte di una ricetta medica.
Un articolo tratto dalla rivista dello Smithsonian racconta di come, durante l’epoca Vittoriana, i neonati, che al tempo nascevano morti o morivano con grande facilità, fossero alla base delle ricerche anatomiche e mediche di quegli anni.
L’obiezione di coscienza dei medici in relazione all’applicazione della legge 194 sull’aborto è da tempo un tema sensibile e oggetto di dibattito, specialmente sulla scarsa presenza di medici non obiettori (ne avevamo parlato qui): è notizia di questi giorni che a Trapani sia andato in pensione l’unico ginecologo non obiettore di coscienza dell’ospedale pubblico cittadino; ad oggi le richiedenti sono quindi costrette ad andare in un’altra città.
Chiara Lalli su Internazionale affronta il tema dell’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti, prendendo spunto da un recente disegno di legge avanzato da due deputati alla Camera.
In Italia l’aborto è legale, ma i medici obiettori in alcune aree si avvicinano al 100% vanificando così tale diritto; per rimediare a questa situazione è stata presentata una legge, che attende di essere discussa dal Parlamento.
In Svezia è stata provocatoriamente proposta la possibilità per gli uomini di “abortire legalmente” entro gli stessi termini dell’aborto fisico femminile, nell’ottica di dare una sorta di parità ai sessi.
Alle donne di tutta l’America Latina è stato consigliato di evitare le gravidanze, a causa del timore che il virus Zika, in rapida diffusione, possa provocare gravi malformazioni cerebrali nei feti, ma l’aborto è illegale in buona parte della regione e le possibilità a disposizione delle donne già incinte sono poche.
di Roberto Sciascia • 22 Gen 2016 • 234 commenti •
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Su suggerimento di @Roberto Sciascia
Sul New York Times, Gaia Pianigiani denuncia il paradosso italiano, per cui l’aborto è legale da oltre tre decenni, eppure in pratica le donne che vogliono praticarlo devono imbarcarsi nella ricerca del “medico non obiettore”.
Per gli appassionati di serial televisivi a sfondo legale, questa notizia potrebbe anche non sembrare così strana, ma considerando che è invece accaduto veramente qui, in Italia, ai giorni nostri, forse, allora, vale la pena rifletterci un po’ sopra.
Dopo essersi autoprocurata un parto prematuro tra la ventitreesima e la ventiquattresima settimana grazie a farmaci acquistati su internet, Purvi Patel, trentatré anni, di famiglia indù e residente nell’Indiana, ha riposto il feto in un sacchetto di plastica e l’ha buttato in un cassonetto: lo Stato dell’Indiana l’ha condannata a vent’anni, accusandola contemporaneamente di “feticidio” (atto che comporta la soppressione del feto)e “abbandono di minore” (che prevede invece l’esistenza in vita del minore).
Mentre parlava contro una proposta di legge in Ohio che intende rendere illegale l’aborto se si può identificare il battito cardiaco del feto, la deputata Teresa Fedor ha rivelato di essere stata violentata durante il suo servizio nell’esercito e di aver avuto un aborto.
Sono stati pubblicati in questi giorni i dati Istat relativamente all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia per l’anno 2012, che ha uno dei tassi più bassi d’Europa, e i cui tassi continuano a calare in modo quasi costante dal 1982 ad oggi.
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