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Una trappola ideologica / L’ossessione meritocratica

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Su Doppiozero è stata pubblicata la recensione a firma di Marco Meotto del libro di Mauro Boarelli intitolato “Contro l’ideologia del merito”.

La celebrazione della “meritocrazia” è radicata nel discorso pubblico. Non ne è certo estranea la scuola e, anzi, quello del “merito” è uno dei temi attorno cui hanno insistentemente profuso sforzi retorici tutti i ministri dell’istruzione succedutisi – e non sono pochi – negli ultimi vent’anni. D’altra parte, sembra chiedersi la vox populi, quale altra istituzione se non quella scolastica dovrebbe farsi carico della promozione del merito?

Nel saggio di Mauro Boarelli, uscito per i tipi Laterza, si cerca di smontare il luogo comune della meritocrazia che per l’autore rappresenta una trappola ideologica, anzichè essere uno strumento di selezione equo.

Contro questo senso comune si scaglia Mauro Boarelli, in un agile ma documentato saggio dall’eloquente titolo Contro l’ideologia del merito, uscito per Laterza nella scorsa primavera. Esplorando cosa si cela dietro una parola così seducente come “meritocrazia”, Boarelli ci spiega che quella del merito è una pericolosa “trappola ideologica”, in grado di minare i fondamenti stessi della nostra concezione di uguaglianza sociale tra gli individui. La maschera meritocratica, lungi dal promuovere pari opportunità per tutti, nasconde quei processi che stanno gradualmente modificando, se non distruggendo, le grandi istituzioni collettive dello stato sociale europeo: oltre alla scuola e all’università, anche il sistema sanitario e l’intera pubblica amministrazione. Proviamo a vedere come ciò sia potuto accadere.

Secondo Boarelli nella pratica la meritocrazia produce nuove gerarchie ed è un sistema dove  i meritevoli surclassano i non meritevoli, mentre i parametri con cui si valuta il merito sarebbero costruzioni artificiali e per questo imprecise.

La percezione diffusa è che il merito sia una forma di giustizia, perché in grado di incarnare al meglio il principio dell’uguaglianza delle opportunità. Qui sta la sua forza seduttiva: alimentare la favola secondo cui chi ha del talento e si impegna a farlo fruttare potrà ottenere tutto ciò che desidera. Se però si tutelano solo le istanze individuali e non quelle collettive, attraverso la meritocrazia rischia di realizzarsi solo “l’uguaglianza delle opportunità di essere ineguali”. Senza coraggiosi interventi di redistribuzione, i numerosi ostacoli di carattere economico e sociale, che di fatto rendono fittizia l’uguaglianza delle opportunità, restano al loro posto.

Questo tema “caldo” del dibattito e della retorica politica, il concetto di meritocrazia e su quali criteri vada fondato il merito, viene affrontato da un altro punto di vista anche su L’Indiscreto, dove Vittorio Ray in un articolo intitolato “Rifondare la causa per il merito” cerca di trovare un compromesso tra idealismo e realismo:

Al merito abbiamo già accennato; ma come si forma il valore negli individui? Proponiamo qui un modello semplice e basato sull’intuizione, in cui il valore è frutto di tre variabili: dedizione/impegno personale; ambiente di crescita (benessere affettivo ed economico, da cui stimoli intellettuali, conoscenze, etc.); predisposizioni naturali (bellezza, intelligenza, carisma, forza di volontà, etc.) (la forza di volontà, si sarà già notato, è il trait d’union o la ghiandola pineale cartesiana che lega il primo e il terzo elemento, cioè dono e merito; ma non complichiamo troppo). Queste tre variabili, ognuna in proporzioni che ci guardiamo bene dal volere indagare, concorrono alla formazione del valore intellettuale, spirituale o estetico di un filosofo, un artista, un medico, un pilota, Miss Italia, Mister Italia, il capitano della nazionale, il presidente del consiglio.
Come è evidente, solo la prima di queste variabili può essere strumento di merito lungo un percorso. Le altre due sono tragicamente, puntualmente e iniquamente assegnate dal caso.


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