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Dalle fake news alla polarizzazione secondo le neuroscienze

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Valigia Blu pubblica un articolo del giurista Bruno Saetta che offre una interpretazione presa dalle neuroscienze del fenomeno delle Fake News, in particolare della resistenza ai tentativi di mostrare la loro falsità.

L’articolo parte dalla spiegazione della teoria del predictive processing, che postula che la mente funzioni con un processo piuttosto “top down” invece che “bottom up”: cioè continuando a fare previsioni sulla realtà basandosi su ogni tipo di segnale che riceve dal sistema sensoriale, anche se questi segnali sono poco chiari, e interpretandoli in base alle aspettative e agli obiettivi preesistenti. E tra questi obiettivi ci sono quelli di protezione del proprio sé e del proprio gruppo sociale. (Naturalmente, questi concetti sono vecchi di decenni o addirittura secoli, e la teoria del predictive processing li riprende adattandoli alle conoscenze di oggi, NdM).

L’articolo procede poi a suggerire come il modello possa essere applicato a diversi stati psicopatologici, e arriva a dare suggerimenti per trattare con le persone che credono alla veracità delle fake news, evidenziando alcuni elementi  indispensabili:

A) L’informazione contraria aumenta l’errore di predizione

B) Il cervello predice anche il proprio gruppo sociale (identità)

C) I fatti non correggono modelli astratti

L’articolo offre poi alcune raccomandazioni generali che sembrano contrastare con l’approccio comunemente usato per trattare con le persone portatrici di fake news:

Le persone non difendono una fake news, ma difendono il modello di sé e del mondo che quella notizia conferma. Se attacchi la notizia, attacchi il modello, e il cervello si difende irrigidendosi. Per cambiare idea, devi cambiare il modello, non il fatto.


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